mercoledì 30 settembre 2015

Buon compleanno, Blog ^_^

Ohhh... da non credersi, in quattro anni questa è la prima volta che ricordo di festeggiare il mio blog!
Sono passati quattro anni da quel primo post.

Quattro anni.
Quattro anni di condivisione.
Quattro anni di risate.
Quattro anni di chiacchiere.
Quattro anni di immagini.
Quattro anni di musica.
Quattro anni di libri.
Quattro anni di parole.
Quattro anni di pensieri.
Quattro anni di idee.
Quattro anni di sfogo.
Quattro anni di emozioni.
Quattro anni di compagnia.
Quattro anni di follia.
Quattro anni di vita.
Quattro anni di Dillina.



Auguri Blog! ^_^







martedì 29 settembre 2015

Perle dai libri #82

Calla si sistemò, attorcigliando la seta attorno all'altra coscia. «Chi è Ronan? Quello carino?»
Blue e Gansey si scambiarono uno sguardo. Quello di Blue diceva: Mi dispiace così tanto. Quello di Gansey: Sono io quello carino?
Calla continuò a girare quasi impercettibilmente. Mentre volteggiava in aria diventava sempre più evidente che non fosse la donna più magra del pianeta, ma aveva gli addominali che wow. «Maglietta Coca-Cola?»
Intendeva Adam. Indossava una maglietta rossa della Coca-Cola alla prima lettura, e sarebbe sempre stato identificato di conseguenza.
Ronan ringhiò piano: «Il serpente».
La rotazione di Calla terminò proprio nel momento in cui lo disse. Si guardarono a lungo, lui in piedi, lei al contrario. Motosega, sulla spalla di Ronan, girava la testa per vedere meglio. Non c'era nulla di amichevole in Ronan: la sua meravigliosa bocca disegnava una linea crudele, il tatuaggio spettrale spuntava dal collo della maglietta nera e aveva il corvo premuto contro il lato della testa rasata. Era difficile ricordarsi del Ronan che si era stretto il topolino sulla guancia alle Stalle.
A testa in giù, Calla stava cercando di sembrare disinteressata, ma era chiaro che uno dei suoi sopraccigli era curioso.
«Capisco» rispose infine. «Che consiglio ti serve, Serpente?»
«I miei sogni» rispose Ronan.
Le sopracciglia di Calla assunsero la stessa piega sprezzante della bocca. Si lasciò ruotare di nuovo lontano da loro. «Persephone è quella che devi cercare per l'interpretazione dei sogni. Ti auguro una buona vita.»
«Ti potrebbero interessare» disse Ronan.
Calla rise e allungò una gamba.
Blue emise un verso irritato. Facendo due lunghi passi avanti, premette la scatola misteriosa contro la guancia di Calla.
Calla smise di girare.
Lentamente, si ricompose con un gesto elegante come un passo di danza classica, un cigno che apriva le ali. Disse: «Perché non l'hai detto prima?».
«L'ho fatto» rispose Ronan.
Le sue labbra color prugna si arricciarono. «C'è una cosa che dovresti sapere di me, Serpente. Io non credo a nessuno.»
Motosega sibilò. Ronan disse: «C'è una cosa che dovresti sapere di me. Io non mento mai».



Raven Boys - Ladri di sogni
Raven cycle 2

Maggie Stiefvater






Giudizio: 😊💓




giovedì 24 settembre 2015

Perle dai libri #81


... Non ho nessuno con cui parlare, a cui confidare l'orrore che mi invade l'anima giorno dopo giorno. A volte vorrei tornare indietro, ripercorrere i miei passi nel tempo. È in quei momenti che più comprendo quanto la mia paura e la mia tristezza non possono paragonarsi alle sue, che lui ha bisogno di me e che, se non ci fossi, la sua luce si spegnerebbe per sempre. Chiedo solo a Dio di darci la forza per sopravvivere, per sfuggire alla portata dell' ombra che incombe su di noi. Ogni riga che scrivo in questo diario mi sembra l'ultima.

Per qualche motivo, Irene scoprì che aveva voglia di piangere. In silenzio, versò le sue lacrime in ricordo di quella signora invisibile il cui diario aveva acceso una luce dentro di lei. Ciò che il diario rivelava sull'identità della sua autrice stava in due parole all'inizio della prima pagina.

Alma Maltisse

Poco dopo, Irene vide la vela del kyaneos squarciare la nebbiolina facendo ritra verso la Casa del Capo. Prese il diario e, quasi in punta di piedi, s'incamminò verso il nuovo appuntamento con Ismael.


Le luci di settembre

Carlos Ruiz Zafón









Giudizio: 😊💓


martedì 22 settembre 2015

Perle dai libri #80

Morivo dalla voglia di guardare anch'io, ma capii che sarebbe stato un po' troppo palese. «Hai idea di chi siano?»
«No. Forse vogliono il tuo numero di telefono» rispose Roth. «Saranno membri del tuo fan club.»
Una volta aveva detto che sarebbe stato il presidente del mio fan club, che era una cosa stupidissima, ma il cuore mi si strinse nel ripensarci, perché in realtà per lui non aveva significato nulla.
Inspirai l'aria frizzante della sera. «Cosa facciamo?»
«Hai la macchina nel parcheggio coperto, giusto?» a Zayne. Gli lanciai un'occhiata interrogativa e lui mi strizzò l'occhio. «Vi stavo seguendo.»
«Fantastico.» La mano di Zayne scivolò fuori dalla mia e si posò sulla parte bassa della schiena. «Quindi sei un Demone e uno stalker. Fantastico.»
«Bella battuta, Mr. Roccia.» Roth ridacchiò nel sentire il ringhio sommesso di Zayne. «Vediamo se ci seguono anche lì. Cosa potranno mai fare di così brutto? Sono umani.»
Non volevo soffermarmi a pensare al fatto che gli umani erano capaci di fare cose orribili. Non potevo farci nulla. Pensai all'ultima volta che io e Roth eravamo stati in un parcheggio coperto, con i Sanguinari che cercavano di giocare a palla con le nostre teste. Non avevo avuto esperienze molto positive nei parcheggi, così come nei veicoli.
Il mio respiro si condensava in nuvolette  biancastre e avevo ormai il naso gelato quando girammo l'angolo e finalmente guardai indietro, oltre Roth. Dopo alcuni passanti c'era i due tizi del ristorante, con le code delle camicie che sbattevano nel vento. Dalla cintura di uno dei due venne un riflesso di qualcosa di metallico, coperto in parte dalla camicia. Mi venne un colpo. «Credo che uno dei due abbia una pistola.»
«Cristo» borbottò Zayne.
Roth ridacchiò. «Se cercano di rapinarci, giuro che mi metto a ridere.»
«Solo tu potresti trovarlo divertente» ribattei io, arricciando il naso. Non avevo voglia di aggiungere una rapina alla lista dei casini che erano successi quella settimana.
«Perché?» replicò lui mentre entravamo nel parcheggio dall'ingresso pedonale. «Se è così, hanno scelto le persone sbagliate.»
Non c'erano rumori nel parcheggio e le luci nel soffitto proittavano tristi raggi gialli sui cofani delle macchine e sul cemento sporco e macchiato. In quel posto non c'era una sola, maledettissima cosa che mi trasmettesse un senso di tranquillità del tipo "qui non può succedere niente di male".
Quando arrivammo alla prima fila di macchine, dietro di noi rieccheggiarono dei passi. Roth si fermò di colpo e Zayne si voltò, piazzandosi davanti a me. Si tolse il cappellino e me lo passò. Mi chiesi cosa voleva che facessi. Che glielo tenessi perché aveva paura di sporcarlo?
Uno dei due giovani avanzò; non era quello che pensavo avesse una pistola. Sotto la luce fioca, i suoi lineamenti sembravano infossati, scavati, come se non facesse un pasto decente da un bel pezzo.
Roth incrociò le braccia, e la maglietta si rese sulle sue spalle muscolose. «Come butta, Raga?»
Alzai gli occhi al cielo.


Freddo come la pietra - The Dark Elements 2

Jennifer L. Armentrout









Giudizio: 😊💓

lunedì 21 settembre 2015

Perle dai film - L'attimo fuggente



Oh, Capitano, mio Capitano!






E' proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva. Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare.
Ecco, quando leggete non considerate soltanto l'autore. Considerate quello che voi pensate.
Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto.
Thoreau dice: molti uomini hanno vita di quieta disperazione.
Non vi rassegnate a questo! Ribellatevi.
Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno.


L'attimo fuggente
Film drammatico


In questa scena
Robin Williams (John Keating)


Colonna sonora






venerdì 18 settembre 2015

Perle dai libri #79

«Come fai a sapere che qualcuno si farà male?» Roth inclinò la testa di lato, e una cascata di riccioli neri come l'ala di un corvo gli coprì la fronte. «Non hai mai aspettato di vedere cosa avrebbe fatto un demone, vero?»
Stavo per tirare fuori una scusa, ma poi mi voltai, concentrandomi sul Pandemone. Il punkettone, che aveva un'appariscente cresta verde, si passò una mano sulla mascella mentre guardava l'operaio saltare giù dal ponteggio e dirigersi verso un'altra area delimitata da una rete arancione. L'uomo prese una specie di sega, facendola ondeggiare mentre rideva per qualcosa che il suo collega aveva detto.
«Aspetta di vedere cosa succede, prima di giudicarlo.» Roth alzò le spalle. «Non farà del male a nessuno.»
Gli lanciai un'occhiataccia. «Non lo sto giudicando.»
Roth inclinò nuovamente la testa.
«Vuoi che faccia finta di non sapere quali ignobili azioni compi dopo la scuola?»
«Ignobili?» alzai gli occhi al cielo. «Io mi limito a marcare i demoni..»
«Il che li fa brillare come lampadine in modo che i Guardiani, dopo, possano catturarli» concluse lui. «Quindi non capisco come tu possa davvero pensare di non ergerti a giudice e anche a membro della giuria.»
«Sciocchezze. Vuoi che permetta loro di fare qualcosa di malvagio? Non ci penso proprio.»
Lui parve riflettere sulla faccenda. «Sai quale credo sia il tuo problema?»
«No, ma so che mi illuminerai tu.»
«Certo che lo farò. Tu non vuoi vedere cosa farà il Pandemone, perché potrebbe non essere tanto brutto. E questo ti costringerebbe ad affrontare il fatto che i tuoi Guardiani sono degli assassini, non dei salvatori.»
Quell'affermazione mi lasciò a bocca aperta, ma al tempo stesso mi annodò lo stomaco. Se ciò che aveva detto Roth era vero, il mio mondo si sarebbe capovolto. Ma non poteva essere vero. I demoni erano malvagi.
«D'accordo» sbottai. «Aspetterò.»
Roth mi scoccò un sorriso arrogante. «Bene.»



Caldo come il fuoco - The Dark Elements 1
Jennifer L. Armentrout





Giudizio: 😊💓

giovedì 17 settembre 2015

Perle dai libri #78

Gamberetto era un po' così. Doveva parlare di tutto. Ma era solo in un determinato contesto che la cosa mi disturbava: a letto. Perché mentre mi tintillava mandandomi in totale sollucchero, era capace di chiacchierare di qualunque cosa. A volte parlava persino di quel che stavamo facendo, il che mi metteva alquanto in imbarazzo: «Mmmmh.. mi chiedo se il gomito sia una zona erogena o se sei tu che lo rendi tale.. Lo sapevi che la Duchessa di Nivers aveva disegnato una mappa dei suoi genitali e l'aveva dipinta ad acquerello in modo che i suoi amanti potesserlo soddisfarla più facilmente?».
Era inarrestabile. E a me non veniva mai in mente niente da dire.
Fino a quella sera in cui ho incontrato la tipa degli schedari. All'inizio non sembrava intenzionata a fare niente, anche se voleva dormire con me. Si è spogliata e si è stesa supina nel mio letto con lo sguardo al soffitto, nel silenzio più assoluto. E dato che per me è ancora una festa solo averla accanto, non sono riuscito a tenere le mani a posto.
Tentavo di imparare il suo corpo a memoria, come se dovesse svanire da un momento all'altro. Conosco le piccole cavità che ha nelle clavicole, le sue dita dei piedi, corte e dritte, il neo sotto il seno sinistro e la peluria chiarissima sugli avambracci. Se giocassimo a mosca cieca non potrei mai sbagliarmi, a patto che fosse nuda. A dire il vero penso che potrei riconoscerla anche solo dall'inclinazione del suo naso all'insù. È buffo, lei pensa di essere del tutto insignificante. Non ho idea se sia bella o brutta, per me la cosa è del tutto priva d'interesse. Solo lei è come lei.
Quella sera non ha detto una parola.
Non sapevo se potevo cominciare a fare l'amore con lei, perché in genere mostra chiaramente il suo desiderio. Poi però ha tirato un lungo sospiro è mi ha spinto sulla schiena, mi ha preso le mani e me le ha incrociate sul petto. Infine si è messa a giocare a mosca cieca con me, sempre nel più assoluto silenzio.
Dicono che le persone sole vadano dal parrucchiere, dal dentista e dal podologo senza averne davvero bisogno, solo per sentire le mani di qualcuno sul proprio corpo. Non mi aveva mai toccato così prima, e non si trattava di zone erigere. Per lo meno, non all'inizio. Credo di essere stato sul punto di piangere. E so che lei l'ha fatto. Le sue lacrime mi gocciolavano sulle mani, ma quando tentavo di dire qualcosa mi metteva un dito sulle labbra.
«Sssh, mi sto provando la mia vita!» ha detto. Non so cosa intendesse, ma in quel momento sembrava scontato, come succede nei sogni.


Il tizio della tomba accanto
Katarina Mazetti




Giudizio: 😊

mercoledì 16 settembre 2015

What are you waiting for? - Nickelback










"Believe in every dream that you've got
you're only livin' once so tell me
What are you, what are you waiting for?"



martedì 15 settembre 2015

Diario delle vacanze 6 - La Reggia di Caserta


Dillina di ritorno (da un bel po' ma impedimenti di natura tecnica hanno ritardato la stesura di questo post in maniera quasi vergognosa!) dalle vacanze.
Quest'anno niente mare. In realtà, a parte la tanto sospirata visita alla Reggia di Caserta, c'è ben poco da annotare.
Abbiamo, sostanzialmente, fatto un tour dai parenti. Una mattinata al mare, una mattinata in piscina e poi tante pizze e cibo locale, che in Friuli possiamo soltanto sognare (a meno di non volersi accontentare di pallide e insapori imitazioni).

Ma veniamo al punto centrale delle mie vacanze 2015.


Reggia di Caserta.