lunedì 22 settembre 2014

Pordenonelegge 2014





Al Pordenonelegge cinque giorni di festa del libro con gli autori.

Giunta alla sua XV edizione, la manifestazione friulana è equiparabile ad una vera e propria kermesse per l'affluenza di appassionati che hanno partecipato al fitto programma di appuntamenti e incontri che l'hanno resa un evento meraviglioso e imperdibile per tutti coloro che come me, si nutrono avidamente di lettura e/o scrittura.

La città si è vestita a festa, tingendosi di giallo e ornandosi con le pannocchie di granturco, simbolo del Pordenonelegge 2014.










Cinque giorni di programma fitto con 363 autori, 500 ospiti, più di 250 eventi svolti in circa 30 location dislocate nell'intero centro storico pordenonese. Il festival del libro ha presentato ben 33 anteprime letterarie e con i suoi 15 percorsi espositivi era praticamente impossibile annoiarsi.
Una manifestazione che ha coinvolto in ugual misura anche i bambini, con spazi e incontri a misura di giovani lettori, dedicando a questi ultimi incontri con scrittori di letteratura per ragazzi, cartoonist tra i più amati e laboratori.

Purtroppo, nonostante i buoni propositi, sono riuscita a dedicare all'evento soltanto il pomeriggio di Sabato ed è stato assolutamente soddisfacente.
A parte immergermi negli stand - praticamente un must! - ho presenziato all'incontro con Concita De Gregorio che presentava il suo ultimo romanzo, scritto a quattro mani con il figlio Lorenzo, Un giorno sull'isola. In viaggio con Lorenzo.



Ecco uno degli stand, decisamente affollato ma vi assicuro che ne valeva la pena. ^__^


lunedì 15 settembre 2014

New Entry



Lui, la piccola peste devastatrice, che abbiamo chiamato Max, è un adorabile cucciolotto di border collie che abbiamo adottato. E' tanto vispo e giocherellone, a volte incontenibile, tanto incontenibile da mettere in fuga le Pesti, però è anche dolcissimo.
Quando afferra qualcosa in bocca non la molla molto facilmente. Che sia una ciabatta (ancora al piede!), una maglia (ancora addosso!) o ... la coda pelosa della povera Luna!, non fa differenza.


Eccolo qua  che punta qualcosa. XD
Si finge indifferente, avanza quatto quatto e poi.. rincorre e agguanta!


Ha provato a rosicchiare anche la palla ma.. si è dovuto rassegnare all'evidenza: troppo grossa per la sua boccuccia e troppo tosta per i suoi dentini.


Riposa ma.. non è ancora del tutto convinto anche perché sarà pronto a lanciarsi all'inseguimento della palla appena le Pesti cominceranno a giocarci!




Eccoli qui, Max e Luna in un raro momento di quiete. Il piccolo era stanco e lei è dolce dolce. Una cagnetta mansueta e coccolona che ha accolto Max con affetto. Nonostante ciò, non esista ad impartirgli una sonora lezione da mamma adottiva quando lui esagera (generalmente lo ringhia e lo calma quando è lì lì per perdere la coda o per ritrovarsi un orecchio mozzato XD una cagnetta decisamente paziente ^^).


Il riposo del guerriero ^__^

E' pur sempre un cucciolino, l'equivalente di un bimbo umano di non più di un anno. Gioca fino a crollare esausto ma poi.. crolla!

In tutto questo vi state domandando come ha reagito la Regina di casa all'arrivo del nostro nuovo amico a quattro zampe? Beh.. se fosse rimasto fuori in giardino, Konoha lo avrebbe semplicemente ignorato. Ma Max non sta sempre in giardino, perché è piccoletto e lo tengo anche in casa fintanto che cresce un po'. Quando si sono incontrati la prima volta, la mia Micia adorata si è mostrata diffidente/indifferente. Poi curiosa/indifferente. E penso che sarebbe potuta anche essere disposta ad accettare di ospitarlo. Poi, però, Max ha avuto la brillante idea di rincorrerla e in quel momento ha segnato il suo destino:


"LUI.. fuori da questa casa!"

E' piccola ma.. è tosta! XD


venerdì 5 settembre 2014

Perle dai libri #52


boundbydad: devo proprio andare.
grayscale: anch'io.
buondbydad: però non voglio.
grayscale: neanch'io.
boundbydad: domani?
grayscale: domani!
boundbydad: buonanotte.
grayscale: buonanotte.

questa cosa è grave perché io non auguro mai niente a nessuno, me compreso. troppe volte da bambino mi è successo di giungere le mani o chiudere forte gli occhi e sperare in qualcosa con tutte le mie forze. pensavo addirittura che ci fossero dei punti della mia stanza migliori di altri per sperare: sotto il letto andava bene, sopra il letto no; in fondo a un armadio era ok, bastava che tenessi in braccio la mia scatola di scarpe con le figurine dei giocatori di baseball. mai, in nessun caso, alla mia scrivania, ma sempre con il cassetto dei calzini aperto. nessuno mi aveva parlato di quelle regole, me le ero pensate da solo. potevo passare ore ad organizzarmi per un desiderio particolare, e ogni volta mi trovavo di fronte un muro di assoluta indifferenza. potevo desiderare un criceto oppure che mia mamma smettesse di piangere, ma il cassetto dei calzini sarebbe sempre stato aperto e io me ne sarei stato seduto dietro il cesto dei giochi con tre pupazzi in una mano e una macchinina nell'altra. non esprimevo mai il desiderio che migliorasse tutto quanto, solo che migliorasse una cosa alla volta. e non è mai successo. così alla fine ho smesso. e continuo a smettere ogni giorno.
ma con isaac no. a volte mi fa paura. sperare che funzioni.
più tardi ricevo una sua mail.

mi sento come se la mia vita fosse sparsa qua e là. come se ci fossero tutti questi pezzetti di carta e qualcuno avesse acceso il ventilatore. ma quando parlo con te mi sento come se il ventilatore venisse spento per un po'. come se le cose potessero avere davvero un senso. tu mi rimetti insieme, ed è una cosa bellissima.

DIO QUANTO SONO INNAMORATO.

Will ti presento Will
John Green e David Levithan




Giudizio: 😊💓

mercoledì 3 settembre 2014

Perle dai libri #51

«Kyle, sei tu?» La voce veniva dal giardino. Non andavo lì dal primo giorno. Era troppo deprimente guardare i due metri e mezzo di steccato di legno che mio padre aveva messo per impedire alla gente di vedermi, per cui tenevo le tende chiuse.
Ma Will era lì fuori. «Vieni a darmi una mano, Kyle?»
Uscii fuori. Will era circondato da vasi e piante e terra e pale. Era rimasto intrappolato tra un muro e un grosso sacco di terra.
«Will, hai un aspetto orrendo!» urlai dalla porta a vetri.
«Da qui non ti vedo» disse lui. «Ma se sei come le cose che dici, allora devi avere un aspetto da stronzo. Per favore, aiutami».
Andai ad aiutarlo ad alzare il sacco. La terra cadde da ogni parte, soprattutto su Will. «Mi spiace».
Fu a quel punto che vidi che aveva piantato cespugli di rose, dozzine di cespugli di rose. Rose nelle aiuole vuote, rose nei vasi e rose rampicanti sui graticci. Rosse, gialle, rosa, e, le peggiori, rose bianche che mi ricordarono com'era andata a finire la notte più brutta della mia vita. Non volevo guardarle ma mi avvicinai ugualmente. Ne toccai una. Feci un salto indietro. Una spina. Mi sbucarono fuori gli artigli. Come il leone e il topo, pensai. Tirai fuori la spina e la tolsi. Il buco si richiuse all'istante.
«Perché queste rose?» dissi.
«Mi piace fare giardinaggio e mi piace il profumo delle rose. Ero stanco di sentirti aggirare depresso con le tende chiuse. Ho pensato che magari un giardino potesse rallegrare l'ambiente. E ho deciso di seguire il consiglio in merito di spendere i soldi di tuo padre».
«Come fai a sapere che le tende sono chiuse?»
«Una stanza è fredda quando è sempre chiusa e vuota. Non vedi la luce del sole da quando sei qui».
«E credi che piantare qualche fiore cambierà le cose?»
Diedi un pugno ad uno dei cespugli di rose. Si vendicò ferendomi ad una mano. «Certo, come no, sarà come uno di quei film sdolcinati: "La vita di Kyle era vuota e disperata. Poi arrivarono le rose e cambiò tutto". E' quello che pensi?»
Will scrollò il capo. «Chiunque può godere di un po' di bellezza... »

Beastly
Alex Flinn



Giudizio: 😊💓

lunedì 1 settembre 2014

Perle dai libri #50

Si alzò in piedi, bilanciandosi per non perdere l'equilibrio sulle rocce. Gli tese la mano. «Venga con me, per favore.»
Stride si alzò a sua volta. «Dove?»
«Lì dentro. Devo andarci.»
Si allontanarono dal fiume e risalirono il pendio verso il Noviziato. Lei avanzava a passi lunghi e rapidi. Sembrava una paracadutista che avesse finalmente trovato il coraggio di saltare. A poca distanza dalla villa, dove il suolo era cosparso di macerie, si fermò e incrociò le braccia al petto. Respirò a fondo, si morse il labbro e andò avanti, superando il portico e le quattro colonne in  pietra che immettevano nell'edificio. Sul viso aveva un sorriso un po' folle. Toccò una parete. Era reale. Si trovava davvero lì. Aveva attraversato la soglia ed era sopravvissuta.
«Jet Black» disse ad alta voce, e si guardò intorno, quasi aspettando una risposta.
«Teme che il suo fantasma abiti queste rovine?» chiese Stride.
«No, non è di lui che ho paura.» Kelli lo fissò con uno sguardo serio. «Crede nel diavolo, signor Stride?»
«Credo nel male. E' una cosa diversa.»
«Io ci credo» disse lei. «Il diavolo esiste. E' reale.»
«Lei ha scritto un articolo sulla possessione demoniaca. La polizia lo sa e lo sapeva anche Percy.»
Kelli aggrottò la fronte. «Vorrei non averlo scritto. Salga di sopra con me. E' lì che è successo.»
Salì i gradini di pietra e lui la seguì. La scritta su ciascun gradino ricordava il diavolo, ma lei si comportava come se non vedesse la parola tedesca ripetuta ai suoi piedi. Di sopra il pavimento era pericolante, e in molti punti era sfondato. Lei lo guidò nell'angolo più vicino al fiume, dove le finestre senza vetri davano sull'acqua. Stride capì perché si trovavano lì. Quattro anni dopo, le macchie di sangue sul pavimento erano ancora visibili.


Polvere alla polvere
Brian Freeman




Giudizio: 😐