martedì 5 dicembre 2017

Perle dai libri #156


Infatti il problema vero era proprio questo, che in giro c'erano mille cose da vedere, da vivere e imparare, ma io stavo piantato qua, fra una stanza di ospedale e il Villaggio Mancini. E quando non leggevo al babbo, quando non pedalavo fortissimo sulla bici per sentire il cuore che mi usciva dalle orecchie e il vento che mi rubava le lacrime, quando la mamma non mi stringeva nel suo abbraccio che mi toglieva il respiro e anche i pensieri, ecco, io mi sentivo tanto sperso e tanto, tantissimo solo.
Solo, sì, anche se a  casa avevo un villaggio intero di zii, che già prima si erano promossi a nonni e adesso si comportavano pure da babbi. La solitudine è così, non devi mica essere solo per sentirla, ti prende anche in mezzo alla folla, perché quando ti senti solo davvero non è che ti mancano tante persone, te ne manca una, ma tanto.
E a me mancava il mio babbo, e lo sapevo che un giorno sarebbe tornato, ma i mesi passavano e quel giorno non arrivava mai.
E allora menomale che nel frattempo era arrivata nei miei giorni una novità clamorosa e appassionante, che mi era finita addosso per caso e anzi per sbaglio, come tutte le cose che ti cambiano la vita.


Il mare dove non si tocca
Fabio Genovesi





Giudizio 😊💗






mercoledì 22 novembre 2017

Perle dai libri #155


Venerdì 23 febbraio. ore 16:30

Tre pareti e una montagna: il mondo finiva lì. Qualche cassa, un tavolo e una panca. Era la luce a farla sentire sicura. Le ombre si erano ritirate negli angoli e non facevano più paura, no: erano gentili e benevole. Aveva mangiato tutti i biscotti al cioccolato che erano sul bancone e adesso aveva un po' sete, ma non c'era niente da bere.
Se solo papà fosse tornato. Pensò alla gita in montagna e alla motoslitta che era andato a prendere. Non aveva paura, quando guidava papà. Lui la faceva sedere davanti e la teneva stretta tra le braccia, con le mani sul manubrio. Una volta l'aveva perfino lasciata guidare.
Ma siccome la motoslitta era pesante e curvare era difficile, poteva guidare solo quando c'erano pezzi dritti. Si domandò se rimettersi la tuta. Cominciava a fare un po' freddo. E poi così sarebbe stata pronta quando papà fosse tornato a prenderla.
Fuori c'era la galleria. Aprì piano piano la porta e sbirciò di là. Ma era tutto nero e lucido, e c'era un odore strano. Nella casetta invece c'era un buon odore, le pareva. Annusò l'interno del sacchetto dov'erano i biscotti al cioccolato. Peccato che fossero finiti. Aveva fame, ma soprattutto sete.
La prima candela  si era consumata da un po'. Lei aveva fatto come le aveva detto papà e l'aveva cambiata. Guardò l'orologio posato sul tavolo. La lancetta lunga aveva fatto il giro, ma non era sul dodici. E la lancetta piccola segnava il sette. O era l'otto? Era più vicina all'otto che al sette, comunque. Ma quando aveva detto che tornava, papà? La lancetta grande doveva stare sul dodici, questo lo ricordava. E c'era quasi arrivata.


La leggenda del sesto uomo
Monica Kristensen






Giudizio: 😊

lunedì 13 novembre 2017

J&J - Simon Curtis Flesh
















This is not the way into my heart, into my head 
Into my brain, into none of the above 
This is just my way of unleashing the feelings deep inside of me 
This spark of black that I seem to love 

We can get a little crazy just for fun, just for fun 
Don't even try to hold it back 
Just let go 

Tie me up and take me over till you're done 
Till I'm done 
You've got me fiendin' and I'm ready to blow 

Push up to my body, sink your teeth into my Flesh 
Get undressed, taste the flesh 
Bite into me harder, sink your teeth into my Flesh 
Pass the test, taste the flesh 

Hold me up against the wall 
Give it till I beg, give me some more 
Make me bleed, I like it rough 
Like it rough; rough; rough! 
Push up to my body, sink your teeth into my Flesh 

Hold my hands above my head 
And push my face into the bed 
Cause I'm a screamer baby, make me a mute 

You put your hand upon my neck and feel the pulse beat beat beat beat 
It's like a trigger, get me ready to shoot 

Wanna wrestle with me baby 
Here's a sneak, little peek 
You can dominate the game cause I'm tough 

I don't play around that often 
When I do, I'm a freak 
So you'd better believe I like it rough 

Push up to my body, sink your teeth into my Flesh 
Get undressed, taste the flesh 
Bite into me harder, sink your teeth into my Flesh 
Pass the test, taste the flesh

Hold me up against the wall 
Give it till I beg, give me some more 
Make me bleed, I like it rough 
Like it rough; rough; rough! 
Push up to my body, sink your teeth into my Flesh 

Hold me down and make me scream 
Lay me on the floor 
Turn me on and take me out 
Make me beg for more

Push up to my body, sink your teeth into my Flesh 
Get undressed, taste the flesh 
Bite into me harder, sink your teeth into my Flesh 
Pass the test, taste the flesh

Hold me up against the wall 
Give it till I beg, give me some more 
Make me bleed, I like it rough 
Like it rough; rough; rough! 
Push up to my body, sink your teeth into my Flesh

Push up to my body, sink your teeth into my Flesh 
Get undressed, taste the flesh 
Bite into me harder, sink your teeth into my Flesh 
Pass the test, taste the flesh

Hold me up against the wall 
Give it till I beg, give me some more 
Make me bleed, I like it rough 
Like it rough; rough; rough! 
Push up to my body, sink your teeth into my Flesh

Push up to my body, sink your teeth into my Flesh 
Get undressed, taste the flesh 
Bite into me harder, sink your teeth into my Flesh 
Pass the test, taste the flesh

Hold me up against the wall 
Give it till I beg, give me some more 
Make me bleed, I like it rough 
Like it rough; rough; rough! 
Push up to my body, sink your teeth into my Flesh



Simon Curtis - Flesh


💗 J&J 💗



giovedì 9 novembre 2017

Perle dai libri #154


Zsadist scosse la testa al ricordo delle ore silenziose che erano seguite. Lui e Phury avevano passato quasi tutto il tempo ad osservarsi, semplicemente. Erano entrambi in condizioni pietose, ma tra loro Phury era il più forte, malgrado gli mancasse una gamba. Con delle alghe e dei pezzi di legno gettati a riva dalle onde aveva messo insieme una zattera di fortuna che non garantiva nessuna stabilità. Quando il sole era tramontato, l'avevano trascinata nell'oceano galleggiando lungo la costa, verso la libertà.
La libertà.
Sì, come no. Lui non era libero; non lo era mai stato. Tutti gli anni perduti non lo avevano mai abbandonato, la rabbia per ciò che gli era stato sottratto e per ciò che aveva subito era più viva che mai, più di quanto non fosse vivo lui stesso.
Risentì Bella che gli diceva di amarlo. E gli venne voglia di mettersi a urlare.
Invece riprese il cammino verso la Tana. Non aveva niente da darle, niente degno di lei, a parte la vendetta, perciò tanto valeva tornare a lavoro. Avrebbe fatto strage di lesser e li avrebbe accatastati nella neve come tanti tronchi, in omaggio all'unica cosa che poteva offrire a Bella.
Quanto al lesser che l'aveva catturata, quello che l'aveva fatta soffrire, c'era una morte tutta speciale ad attenderlo. Z non aveva amore per nessuno, ma per Bella avrebbe dato fondo all'odio che lo consumava fino all'ultimo respiro.



Porpora - La Confraternita del Pugnale Nero #3
J. R. Ward





Giudizio: 😊💗




venerdì 29 settembre 2017

Sense8 - Gay Pride






Grazie. Grazie! Grazie San Paolo! Grazie.
(Lito! Lito! Lito! Lito!)
Volevo dirvi che sono molto onorato di essere qui.
Questo non è vero..
A essere sincero io.. non ho mai avuto tanta paura quanta ne ho adesso.
Per tutta la vita, ho dovuto
fingere di essere chi non ero. E per diventare chi volevo diventare, non potevo essere chi sono.
Io sono un uomo gay.
Non avevo mai detto queste parole in pubblico prima.
Io sono un uomo gay.
IO SONO UN UOMO GAY.
IO SONO UN UOMO GAY!
Per quale motivo avevo tanta paura di dirlo?
Perché so che la gente ha paura delle persone che sono diverse da loro e.. ammettere che io sono diverso, e rifiutare di fingere di essere chi non sono, può costarmi una carriera costruita fingendomi chi non sono, il che è un po' folle a pensarci, ma io l'ho fatto.
Io l'ho fatto.
Per anni ho vissuto nel mondo fittizio di un set cinematografico, mai osando immaginare che un giorno, avrei potuto avere il coraggio di fare una cosa come questa...
Vieni con me.
Lui è Hernando.. ed è l'amore della mia vita.
Sono una persona migliore e più coraggiosa grazie a lui.
E anche se fare questo potrebbe costarmi molto caro, io so nel mio cuore.. che ne vale la pena.
E adesso.. FESTEGGIAMOOOOOO!!!

Lito Rodriguez



Sense8 - Stagione 2 episodio 6

💗💗💗💗💗



giovedì 28 settembre 2017

Perle dai libri #153

C'erano corse, sussurri nell'oscurità, tintinnii e fischi di bombolette, odore di pittura fresca, centinaia di macchie rosse che sgocciolavano dai muri come sangue sulla neve. A diversi incroci vidi passare lampi di luci della polizia e sentii sirene che laceravano l'aria gelida. Tutto il centro sembrava sul piede di guerra, devastato da una turba di vagabondi rapidi e clandestini, commando senza volto che si lasciavano alle spalle una scia implacabile di cuori rossi di tutte le dimensioni, in via Mazzini, sulla chiesa di Santa Maria della Scala, su quella di San Tomio, nella via della casa di Giulietta, sulla statua di Dante a piazza dei Signori, su palazzo Maffei, sulla colonna del leone di Venezia. Quel bombing sistematico della città non rispettava niente. Quando arrivai a piazza delle Erbe, che in quel momento stavano occupando i carabinieri - c'erano reparti antisommossa con caschi e manganelli, e gruppi di writers bloccati con le mani al muro e zainetti con bombolette di pittura sparsi a terra - vidi che, in qualche incomprensibile maniera, qualcuno - poi avrei saputo che era Sniper in persona - era riuscito ad accedere alla Torre Lamberti, sul tetto del Municipio, e a dipingere sulla sua base, ben visibile da sotto e adesso illuminato come un'installazione ultramoderna dai lampi intermittenti della auto della polizia, un enorme e provocatorio cuore rosso con effetti tridimensionali e la scritta: Vomito sul vostro sporco cuore.


Il cecchino paziente
Arturo Peréz-Reverte






Giudizio: 😊