martedì 27 dicembre 2016

Perle dai libri #104


《Non possiamo dichiarare morto qualcuno che non lo è.》
Scrollai le spalle.
《Non è etico.》
Le scrollai di nuovo.
《Mentiremmo alla stampa.》
《Il che sarebbe davvero un male perché la stampa non mente mai》 replicai.
Templeton ridacchiò. Cercò di trattenersi ma fu più forte di lei.
Hatcher la guardò come se l'avesse notata per la prima volta. 《Che ci fai tu qui?》
《Terrà la conferenza stampa》risposi.
《No》 esclamò Templeton. 《Assolutamente no.》 Nel pronunciare quelle tre parole aveva alzato leggermente la voce.
《Te la caverai benissimo.》
《Leggimi bene le labbra, Winter. Assolutamente no. Non lo farò.》
《Templeton!》la richiamò brusco Hatcher.
Lei gli lanciò un'occhiataccia.
《Ora vai. Devo parlare con Winter in privato.》

Anatomia di un incubo
James Carol



Giudizio: 😊💓

martedì 13 dicembre 2016

Perle dai libri #103


《Siamo loro》penso/dico fermandomi un attimo a riprendere fiato, a riprendere vita, pochi centimetri fra le nostre bocche, le fronti l'una contro l'altra.
《Chi?》 Ha la voce rauca. Il sangue subito mi ribolle, e non riesco a parlargli dei ragazzi nella rientranza del corridoio, alla festa. Invece gli infilo le mani sotto la maglietta perché ora posso, posso fare tutto quello che ho pensato e ripensato. Tocco il fiume della sua pancia, il petto e le spalle. Sussurra: 《Sì》ansimando, e questo mi fa sussultare, e questo lo fa sussultare, e poi sono le sue mani a viaggiare sotto la mia maglietta e la fame insaziabile di sentirle sulla pelle mi brucia dalla testa ai piedi.
Amore, penso ancora e ancora e non dico. Non lo dico.
Non dirglielo. Non dirgli che lo ami.
Ma lo amo. Lo amo più di qualunque cosa.
Chiudo gli occhi e annego nel colore, li riapro e annego nella luce perché miliardi di secchi di luce si stanno riversano dal cielo su di noi.
È questo. Questo è tutto quanto. È il quadro che dipinge se stesso.
E  questo è ciò che sto pensando quando l'asteroide si abbatte su di noi.
《Nessuno deve saperlo》dice. 《Mai.》


Ti darò il sole
Jandy Nelson






Giudizio: 😊💓


sabato 26 novembre 2016

Perle dai libri #102


Quell'ultima frase la fece raggelare. Suonò come un avvertimento. Jonfinn aveva alzato in parte il velo, avevo provato a dirle quello che era successo fra Klaus e lui, ed era stato già abbastanza spiacevole. Ora non sapeva più se era il caso di continuare. Al tempo stesso sapeva che non c'era modo di fermarsi ora senza perdere contatto con lui per sempre.
E' proprio quello che intendo dire.
Ti amavo, Jonfinn.
Ora non esagerare...
Si sentì salire il sudore dalla schiena.
Ti amavo come solo un ragazzino può amare un altro ragazzino.
Doveva mantenersi fredda. Klaus stava provocando, cercando di destabilizzare l'interlocutore, era questo, in realtà, quello che stava avvenendo.
Eravamo buoni amici. Mi piaceva stare con te, se è questo che intendi.
Buoni amici, sì.. Certe cose è meglio dimenticarle, eh Jonfinn? Okay. Ora tocca a te.




Nel gelo della notte
Knut Faldbakken






Giudizio: 😟💔


lunedì 24 ottobre 2016

Perle dai libri #101


Quanto può essere complicato il mondo, per Max. anche quando fa una cosa giusta, qualcosa può sempre andare storto.
Io abito in uno strano posto nel mondo. Abito nello spazio che c’è fra le persone. Gran parte del tempo lo passo nel mondo dei bambini insieme a Max, però sto anche un sacco di ore con gli adulti, tipo con i genitori di Max e con le maestre e con gli amici che incontro dal benzinaio, solo che loro non mi vedono. La mamma di Max direbbe che sto sempre in «bilico». Lo dice anche a Max quando non riesce a decidersi su qualcosa, il che capita molto spesso.
«Vuoi il ghiacciolo azzurro o quello giallo?» gli chiede lei, e a quel punto Max si blocca. Si congela proprio come un ghiacciolo. Quando è il momento di scegliere, deve pensare a troppe cose tutte insieme.

E’ meglio il rosso o il giallo?
E’ meglio il verde o l’azzurro?

Quale dei due è più freddo?
Quale dei due si squaglierà prima?
Che sapore ha il verde?
Che sapore ha il rosso?
Ogni colore ha un sapore diverso?

Vorrei tanto che la mamma di Max scegliesse al posto suo, e basta. Lo sa benissimo quant’è difficile per lui. E invece, quando lo costringe a scegliere e lui non ci riesce, certe volte intervengo io. Gli sussurro: «Scegli quello azzurro». E allora lui dice: «Prendo quello azzurro». A quel punto è fatta, non sta più in bilico.

Ecco, vi ho raccontato un po’ com’è la mia vita. Sempre in bilico. Abito nel mondo giallo, ma anche in quello azzurro. Vivo con i bambini e vivo con gli adulti. Non sono proprio un bambino, ma non sono neanche un vero adulto.

Sono giallo e azzurro, io.
Sono verde.
E conosco le combinazioni di colori.


L’amico immaginario

Matthew Dicks




Giudizio: 😊💓

venerdì 7 ottobre 2016

Perle dai libri #100


La renna si stava strofinando i palchi contro uno spigolo del capanno. Non avrebbe avuto il coraggio di avvicinarsi tanto se all'interno ci fosse stato qualcuno. Comunque scesi dal ruscello e seguii il suo corso camminando ricurvo fino al punto in cui avevo nascosto la carabina. Sollevai le pietre, srotolai la carta catramata e presi l'arma, controllai che fosse carica e mi affrettai  verso il capanno.
La renna non si mosse e fiutò interessata dalla mia parte. Chissà cosa sentiva. Entrai.
C'era stato qualcuno.
C'era stato Johnny.
Mi guardai intorno. Notai pochissimi cambiamenti. Lo sportello del pensile, che chiudevo sempre bene per via dei topi, era accostato. La borsa di pelle vuota spuntava da sotto il letto, e la maniglia della porta aveva il lato interno coperto di cenere. Tirai l'asse accanto al pensile e infilai il braccio. Feci un sospiro di sollievo quando sentii la pistola e il marsupio. Mi sedetti su una sedia sforzandomi di capire che cosa avesse pensato lui.
Dalla borsa aveva dedotto che ero stato lì. Ma non avendo trovato né soldi, né la droga, né degli effetti personali doveva ever concluso che con tutta probabilità ero andato via, che mi ero procurato un più pratico zaino, o qualcosa del genere. Poi aveva infilato la mano nella cenere della stufa a legna per sentire se era ancora calda, per farsi un'idea di quanto vantaggio potevo avere.


Sole di mezzanotte
Jo Nesbø



Giudizio: 😊



giovedì 29 settembre 2016

Afraid - The Neighbourhood








When I wake up I'm afraid, somebody else might take my place
When I wake up I'm afraid, somebody else might take my place


Make that money, fake that bunny, ache my tummy
On the fence, all the time
Paint young honey, face so sunny, ain't that funny
All my friends always lie to me
I know they're thinking


You're too mean, I don't like you, fuck you anyway
You make me wanna scream at the top of my lungs
It hurts but I won't fight you
You suck anyway
You make me wanna die, right when I


When I wake up I'm afraid, somebody else might take my place
When I wake up I'm afraid, somebody else might take my place
When I wake up I'm afraid, somebody else might take my place
When I wake up I'm afraid, somebody else might end up being me


Keep on dreaming, don't stop giving, fight those demons
Sell your soul, not your whole self
If they see you when you're sleeping, make them leave it
And I can't even see if it's all there anymore so


You're too mean, I don't like you, fuck you anyway
You make me wanna scream at the top of my lungs
It hurts but I won't fight you
You suck anyway
You make me wanna die, right when I


When I wake up I'm afraid, somebody else might take my place
When I wake up I'm afraid, somebody else might take my place
When I wake up I'm afraid, somebody else might take my place 
When I wake up I'm afraid, somebody else might end up being me


Being me can only mean
Feeling scared to breathe
If you leave me then I'll be afraid of everything
That makes me anxious, gives me patience, calms me down
Lets me face this, let me sleep, and when I wake up
Let me breathe


When I wake up I'm afraid, somebody else might take my place
When I wake up I'm afraid, somebody else might take my place
When I wake up I'm afraid, somebody else might take my place
When I wake up I'm afraid, somebody else might end up being me


Afraid - The Neighbourhood

Film: Suicide Room (Sala Samobójców)


lunedì 12 settembre 2016

Perle dai film - Proposta indecente



"David.. ti ho mai detto che ti amo?
No.
Ti amo..
Ancora?
Sempre."









Penso che lo sbaglio che ho fatto a Las Vegas è credere che avrei potuto dimenticare. Pensavo che fossimo invincibili. Ma adesso so che quello che le persone che si amano si fanno, lo ricordano, e se restano insieme non è perché dimenticano, ma perché perdonano.
Io avevo... avevo solo una paura matta che tu volessi lui. No avevo paura che fosse giusto che tu volessi lui. Lo credevo il migliore degli uomini.
Adesso.. adesso so che non lo è. Ha solo più soldi.



Proposta indecente
Film drammatico


In questa scena:
Woody Harrelson (David Murphy)



Colonna sonora





mercoledì 7 settembre 2016

Perle dai libri #99




Fermín alzò gli occhi, angosciato.
«Ho pensato che stasera, dopo la chiusura, potremmo andare a cena insieme» iniziai. «Per parlare delle nostre cose. Della visita dell’altro giorno. E di quello che la preoccupa, che mi sa che ha a che farci.»
Fermín lasciò sul tavolo il libro che stava spolverando. Mi guardò scoraggiato e sospirò.
«Sono nei guai, Daniel» mormorò alla fine. «E non so come uscirne.»
Gli appoggiai la mano sulla spalla. Sotto il camice, ciò che si avvertiva erano pelle e ossa.
«Allora mi permetta di aiutarla. In due, queste cose si ridimensionano.»
Mi guardò sperduto.
«Sicuramente lei e io ce la siamo cavata in guai peggiori» insistetti.
Sorrise con tristezza, poco convinto della mia diagnosi.
«Lei è un buon amico, Daniel.»
Nemmeno la metà di quanto lui meritasse, pensai.

Il prigioniero del cielo
Carlos Ruiz Zafón





Giudizio: 😊💓

venerdì 2 settembre 2016

Perle dai libri #98




«Ha una brutta faccia» sentenziò.
«Indigestione» replicai.
«Di cosa?»
«Di realtà.»
«Mi venga dietro» tagliò corto.
Avanzammo per un lungo corridoio ai cui fianchi velati di penombra si indovinavano affreschi e scalinate di marmo. Ci addentrammo nel palazzo e dopo un po’ s’intravide davanti a noi l’entrata a quella che pareva una grande sala.
«Che cosa porta?» domandò Isaac.
«I passi del cielo. Un romanzo.»
«Bella stupidaggine di titolo. Magari è lei l’autore?»
«Temo di sì.»
Isaac sospirò, scuotendo la testa di nascosto.
«E cos’altro ha scritto?»
«La città dei maledetti, volumi dall’uno al ventisette, tra le altre cose.»
Isaac si girò e sorrise, compiaciuto.
«Ignatius B. Samson?»
«Che riposi in pace e per servirla.»
L’enigmatico guardiano si fermò e appoggiò la lampada su quella che sembrava una balaustra sospesa di fronte ad una grande volta. Sollevai lo sguardo e ammutolii. Un colossale labirinto di ponti, passaggi e scaffali zeppi di centinaia di migliaia di libri s’innalzava a formare una gigantesca biblioteca dalle prospettive impossibili. Un intrico di tunnel attraversava l’immensa struttura che sembrava scendere a spirale verso una grande cupola di vetro da cui filtravano cortine di luce e di tenebra. Riuscii a vedere alcune figure isolate che percorrevano passerelle e scale o esaminavano nel dettaglio fogli anditi di quella cattedrale di libri e di parole. Non riuscivo a credere ai miei occhi e guardai Isaac Monfort, attonito. Sorrideva come una vecchia volpe che assapora il suo trucco preferito.
«Ignatius B. Samson, benvenuto nel Cimitero dei Libri Dimenticati.»




Il gioco dell’angelo
Carlos Ruiz Zafón






Giudizio: 😊💓

giovedì 1 settembre 2016

Diario delle vacanze 8 - Paestum, Salerno


Dopo una luuuunga pausa di riflessione (sono rimasta senza pc..tanto per cambiare. La sfiga mi perseguita U_U), Dillina rediviva! Sono come la Fenice che risorge dalle sue ceneri per cui non disperate, prima o poi torno.. sempre (lo so, lo so.. sembra una minaccia!  XD)

Non so voi, ma io ho passato un'estate piacevolissima e rigenerante. Quest'anno siamo stati a Salerno, nello specifico a Paestum, ospiti del villaggio Camping La Riva.
In passato avevo sempre optato per appartamenti che fossero abbastanza vicini al mare. Qualche anno fa, a Caorle, l'appartamento si trovava all'interno di un parco, con accesso privato in spiaggia, ma non avevamo mai preso in considerazione il villaggio/camping.
Ebbene.. è stata una vera rivelazione!
Siamo stati più che benissimo.

Il nostro bungalow era piccolo ma confortevole. Consumare i pasti nella veranda era piacevolissimo soprattutto considerando che i bungalow sono opportunamente separati da aiuole alte, che assicurano una certa privacy, e riparati dal sole. Il nostro, nello specifico, era praticamente ad un passo dal mare <3 Viene da sé che la brezza marina ventilava abbastanza da non morire asfissiati, ma se non fosse stato sufficiente, i bungalow sono dotati di aria condizionata :D
Abbiamo dormito meravigliosamente bene!
Le due ore pomeridiane in cui andava rispettato il silenzio, le ho trascorse sempre in veranda, a leggere o a scrivere <3 <3 <3
Altro particolare da non sottovalutare sono gli insetti, ovvero l'assenza di insetti. Il camping si occupa periodicamente di disinfestare la zona così che mosche e zanzare non ci rendessero la vita impossibile. E noi che ci eravamo portati dietro la scorta di Autan! XD Temevo di essere dissanguata già alla prima sera, visto che sono la pietanza preferita delle zanzare U_U invece non ho avuto una sola puntura. Neanche una!
Devo dire che la gestione del camping è ottima, il posto è tenuto in maniera impeccabile, dalla pulizia degli spazi comuni alla pulizia della spiaggia. E quando c'è stato un piccolo contrattempo, il gestore solerte ha risolto in un batter d'occhio! ^_^ 


Ma veniamo alla spiaggia.
Privata, con accesso direttamente nel camping. Spaziosa e curata. Con un bellissimo panorama, che anche l'occhio vuole la sua parte e, soprattutto, un mare meraviglioso e limpido per tutte le due settimane di vacanza. Dal bungalow per raggiungere l'ombrellone impiegavo circa... un minuto? XD
Era comodissimo anche per le Pesti, libere di fare su e giù dal bungalow alla spiaggia o dalla spiaggia al bar e viceversa, in tutta sicurezza.
Passeggiando in riva, si raggiunge un fiume. Un piccolo corso dall'acqua deliziosamente gelida che era un toccasana per le gambe. Quando capitava, ci andavamo pure due volte al giorno perché era decisamente piacevole.


Le Pesti





Che mare! <3

Il fiume

Ad un certo punto diventava impossibile proseguire






Dillina :D



Le Pesti

Stupendo, vero? *Sospir*
Potessi farlo, vivrei in spiaggia 365 giorni all'anno.
Tuttavia, sfidando il caldo e il sole che invogliavano sicuramente più a restarsene in spiaggia e in acqua che ad andare in giro, abbiamo dedicato un'intera mattinata alla visita del Parco Archeologico di Paestum, i Templi e il Museo.
Io adoro visitare musei, siti storici e archeologici e a Paestum non potevo mancare!
Paestum è un'antica città della Magna Grecia con una storia molto ricca e, appunto, antica.

Da Wikipedia

Paestum, nome latinizzato del termine Paistom con il quale venne definita dopo la sua conquista da parte dei Lucani, è un'antica città della Magna Grecia chiamata dai fondatori Poseidonia in onore di Poseidone, ma devotissima a Era e Atena. L'estensione del suo abitato è ancora oggi ben riconoscibile, racchiuso dalle sue mura greche, così come modificate in epoca lucana e poi romana. In passato era nota anche come Pesto.[1]
È localizzata nella regione Campania, in provincia di Salerno, come frazione del comune di Capaccio Paestum, a circa 30 chilometri a sud di Salerno (97 chilometri a sud di Napoli). È situata nella Piana del Sele, vicino al litorale, nel golfo di Salerno, al nord del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. La località è munita anche di un piccolo scalo ferroviario denominato per l'appunto Paestum, e di due piccole località adiacenti alla stazione denominate Capaccio scalo e Lido di Paestum.
Nel 2013 scavi e museo di Paestum sono stati il ventiquattresimo sito statale italiano più visitato, con 242.218 visitatori e un introito lordo totale di 733.802,87 euro[2].
Nel 2015 si sono registrate più di 300.000 presenze nell'area archeologica e Museo; il 7% in più rispetto all'anno precedente.[3]

Tempio di Atena o Cerere






Santuario della Fortuna Virile


Affresco di una tomba rinvenuta nella necropoli


Affresco di una tomba rinvenuta nella necropoli








Ok. Chiudo con la ciliegina sulla torta: l'animazione. Al camping La Riva non ci si annoia!
La MOVIDA IN TOUR, nelle persone di Andrea, Paolo, Mosè, Maria poi sostituita da Penelope, rappresenta l'antinoia XD
Gli animatori sono stati veramente eccezionali. Ragazzi meravigliosi, sempre solari, affabili, disponibili, attivissimi e, soprattutto, pazienti. Perché con noi villeggianti, tra adulti e bambini, di pazienza deve essercene voluta davvero tanta ^^''
Il programma prevedeva  ogni genere di attività dall'appuntamento fisso del Risveglio Muscolare mattiniero in spiaggia con Mosè e Paolo (ahimé dopo una settimana di pigrizia assoluta, poi mi ci sono dedicata..anche se io non sono molto attiva in quel senso XDDD), all'Acquagym e balli di gruppo con Andrea, alla tante attività pensate per i più piccoli al Baby Club con Maria e poi Penelope.
Vi sembra poco? E allora beccatevi la musica in spiaggia con lo spazio dediche, l'oroscopo. E poi il beach volley, le bocce, il gioco aperitivo, il gioco caramella per i bambini.
L'ho detto che non ci si poteva proprio annoiare, vero? XD
Il pomeriggio, per coloro che non preferivano arrostire in spiaggia, si disputavano tornei di giochi di carte, di biliardo, l'art attack per i più piccoli. E ancora le lezioni di ballo di gruppo tenute dal bravissimo Andrea.
La sera, gli animatori organizzavano giochi spassosi sia per i più piccini che per i grandi.
Musica, karaoke, balli di gruppo e disco. Una sera si sono tenuti il torneo di biliardino e carambola umani, con un gonfiabile enorme che fungeva da biliardino e i partecipanti da omini. Un'altra, ancora, la sfilata dei bambini in tema Disney. E poi ancora lo spettacolo di cabaret spassosissimo tenuto dagli animatori che si sono esibiti in diversi sketch  esilaranti! Sono stati davvero grandiosi <3
Una delle ultime sere per noi al camping, è venuto ospite il cabarettista e imitatore Vincenzo Guariglia. Divertentissimo anche lui XD
Che altro dire?
Solo: COMPLIMENTI RAGAZZI! Avete fatto un ottimo lavoro ed è anche grazie a voi se questa vacanza è stata indimenticabile ^_^




Link utili:
Camping La Riva
Movida in TourSu facebook




giovedì 28 aprile 2016

Perle dai libri #97


«Carax, vero? Mi dicono che tuo padre fa cappelli» disse quando Fernando Ramos li presentò.
«Julián per gli amici. Mi dicono che il tuo fa cannoni.»
«Li vende soltanto. L’unica cosa che sa fare è ammassare denaro. I miei pochi amici, tra cui annovero Nietzsche e il qui presente compagno Fernando, mi chiamano Miquel.»
Miquel Moliner era un ragazzo malinconico che nutriva un interesse morboso per tutto ciò che riguardava la morte e tutti gli argomenti di genere funebre, materia alla cui considerazione dedicava buona parte del suo tempo e del suo talento. Sua madre era deceduta tre anni prima in uno strano incidente domestico che un medico insipiente aveva osato definire suicidio. Era stato Miquel a trovare il cadavere nel posso della villa estiva di famiglia, ad Argentona. Dopo aver ripescato il cadavere, si scoprì che le tasche del cappotto della donna erano piene di pietre. C’era anche una lettera scritta in tedesco, la sua lingua materna, che il signor Moliner, il quale non si era mai dato il disturbo di impararla, bruciò immediatamente senza permettere a nessuno di leggerla. Miquel Moliner scorgeva la morte ovunque, tra le foglie secche degli alberi, tra gli uccellini caduti dal nido, in mezzo ai vecchi e nello scrosciare della pioggia. Era molto portato per il disegno e spesso lo si vedeva davanti a un foglio con un carboncino in mano, intento a raffigurare sempre la stessa donna sullo sfondo nebbioso di una spiaggia deserta, una donna che Julián immaginava fosse la madre.
«Cosa farai da grande, Miquel?»
«Io non diventerò grande» rispondeva.
La sua vera passione, oltre al disegno e al gusto di contraddire i suoi simili, erano gli scritti di un medico austriaco sconosciuto che poi sarebbe diventato famoso: Sigmund Freud. Miquel Moliner, che grazie alla sua defunta madre leggeva e scriveva il tedesco alla perfezione, possedeva l’opera omnia del medico viennese. Gli piaceva interpretare i sogni di amici e conoscenti per poi procedere ad analizzare il paziente. Miquel diceva sempre che sarebbe morto giovane e che non gliene importava. A forza di pensare alla morte, rifletteva Julián, aveva finito per trovarla più attraente della vita.
«Quando morirò, tutto quello che possiedo sarà tuo, Julián» diceva. «Eccetto i sogni.»



L’ombra del vento
Carlos Ruiz Zafón




Giudizio: 😊💓

sabato 23 aprile 2016

Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore


"Nel mio mondo, le grandi speranze vivevano soltanto fra le pagine di un libro."
Il gioco dell'angelo - Carlos Ruiz Zafòn






Perle dai libri #96

Ho miagolato la mia approvazione. Forse non sapevo molto ma avevo visto in TV che i rapporti possono rovinare la vita degli esseri umani, al punto che ho pensato che il mondo ci guadagnerebbe se le persone si comportassero come i gatti. Sappiamo cos’è l’amore, ma quando si tratta di romanticismo, conosciamo molto bene come vanno le cose nel mondo felino per puntare tutto su una gatta sola. Perciò siamo pragmatici. Personalmente trovo attraenti diverse gatte, anzi la maggior parte, ma non sono così ingenuo da pensare che saremo monogami per tutta la vita. I gatti possono stare insieme solo per pochi giorni,  o settimane, o mesi se siamo fortunati, ma a quel punto o arrivano i gattini o passiamo ad altro. Se gli umani non si fissassero a voler rimanere a tutti i costi con una sola persona scoprirebbero che la vita è un po’ più semplice.




Il gatto che aggiustava i cuori
Rachel Wells



Giudizio: 😑




giovedì 21 aprile 2016

Perle dai libri #95


Lui sollevò pigro una di quelle sue braccia muscolose e si passò una mano tra i capelli lunghi. Pareva il ritratto vivente di un uomo rilassato e senza alcuna preoccupazione. «Oh, bentornata», la salutò con una certa soddisfazione, notando il suo volto costernato.
«Hai fatto acquisti?», gli chiese, indicando lo schermo gigante appeso alla sua parete.
«Bello, vero?», osservò con un sorriso a trentadue denti.
Cercò di nascondere tutto l’orgoglio che provava per averle giocato un simile tiro mancino, ma fallì miseramente.
Sara alzò gli occhi al cielo. «Mi vuoi spiegare perché ti ostini a spendere soldi che sostieni non bastarti mai per sciocchezze come un televisore nuovo? In casa mia?», domandò alzando la voce. Si considerava una donna ragionevole, ma la convivenza forzata e i suoi assurdi giochetti stavano iniziando a logorarla. E non poco.
Ethan non fece caso alla sua rabbia e si mise seduto per farle posto sul divano. Lei rimase però in piedi, limitandosi ad appoggiare la pesante ventiquattrore alla parete.
«Ho sofferto fin troppo con quel tuo televisorino», si giustificò Ethan dopo un prolungato silenzio.
«Non era piccolo, era quasi un trenta pollici», gli fece presente, seccata per non essere stata affatto interpellata. Di quel passo avrebbe pian piano cambiato ogni pezzo della casa che non fosse di suo gradimento. E Sara immaginò che ce ne fossero parecchi.
«Appunto. Questo è un ottanta pollici. E tu non dovresti sentirti offesa. Dovresti, anzi, fare i salti di gioia ed escogitare un bel gesto per ricambiare tutti i pensieri gentili che sto avendo ultimamente per te. Quasi non mi riconosco più.. », ridacchiò con evidente sarcasmo.
«Quanto te ne andrai, e spero davvero molto presto, questo affare andrà via con te. Chiaro?». Il televisore era così grande, paragonato alla dimensione della sala, che Sara non riusciva ad avere una visione d’insieme. Poteva scorgere solo i dettagli. Era probabile che durante un primo piano si potesse contare il numero dei pori sulla faccia di un attore. Inutile specificare che la prospettiva non la riempisse di gioia.
«E rinunciare alla possibilità di corromperti con i regali?»
«Questi non sono affatto regali, ma solo cose che servono a te», gli fece notare. Lui parve rifletterci un attimo e sorrise.
«Poco male…», cercò di liquidarla, tornando a concentrarsi sulla partita. Ma Sara non dava segni di volersi togliere di mezzo. «Ti spiace spostarti? Non sei affatto trasparente», le chiese sereno.
Lei incrociò le braccia al petto. «Pensa un po’, potrei dire la stessa cosa di te. Cos’è questa storia che adesso giri per casa in boxer?», gli chiese, cercando di non arrossire mentre rimarcava la sua nudità.



Tutti i difetti che amo di te 
Anna Premoli





Giudizio: 😊

martedì 19 aprile 2016

Perle dai libri #94



E c’era qualcosa che rendeva quel silenzio ancora più inquietante. Il fatto che Paul Hanningan potesse scomparire dalla faccia della terra senza destare il minimo interesse o preoccupazione andava contro tutto quello che mi avevano insegnato sulla sacralità della vita umana.
Non avrebbe dovuto essere così. La morte di anche solo una persona, di un individuo, indipendentemente da quanto fosse insignificante la sua esistenza, era qualcosa di molto serio. Il nostro insegnante di religione una volta ci aveva chiesto:  «Immaginate di poter porre fine alla vita di uno sconosciuto semplicemente premendo un pulsante dalla vostra poltrona, Nessuno vi scoprirà né vi punirà. Lo fareste? Premereste il pulsante? ». Avevo risposto con un deciso «no» perché ero convinta che la scomparsa di anche un solo individuo fosse un fatto molto grave, che in qualche modo impercettibile ma profondo la struttura dell’universo sarebbe cambiata in peggio se quell’ipotetico sconosciuto fosse morto.
Eppure Paul Hanningan era sparito dalla faccia della terra e, apparentemente, non era cambiato proprio nulla. La vita continuava come al solito. La sua scomparsa non era stata riportata dai  giornali nazionali e nemmeno su quelli locali. Paul Hanningan non si era meritato nemmeno due righe in mezzo ai progetti comunali per l’ampliamento della biblioteca, al successo della lotteria del Rotary Club o all’apertura di due nuovi take away “di qualità” nella zona commerciale.



Topi
Gordon Reece




Giudizio: 😟

martedì 12 aprile 2016

Formidable - Stromae





Formidable, fooormidable 
Tu étais formidable, j'étais fort minable 
Nous étions formidables 
Formidable 
Tu étais formidable, j'étais fort minable 
Nous étions formidables 

Eh le bébé, oups : mademoiselle 
Je vais pas vous draguer, promis, juré 
J'suis célibataire et depuis hier putain 
J'peux pas faire l'enfant mais bon c'est pas... eh revient ! 
5 minutes quoi j't'ai pas insulté, j'suis poli, courtois 
Et un peu fort bourré et pour les mecs comme moi 
Vous avez autre chose à faire, vous m'auriez vu hier 
Où j'étais 

Formidable, fooormidable 
Tu étais formidable, j'étais fort minable 
Nous étions formidables 
Formidable 
Tu étais formidable, j'étais fort minable 
Nous étions formidables 

Eh tu t'es regardé, tu t'crois beau 
Parce que tu t'es marié, 
Mais c'est qu'un anneau mec, t'emballes pas, 
Elle va t'larguer comme elles font chaque fois 
Et puis l'autre fille tu lui en a parlé? 
Si tu veux je lui dit comme ça c'est réglé 
Et au p'tit aussi, enfin si vous en avez 
Attends 3 ans, 7 ans et là vous verrez 
Si c'est 

Formidable, fooormidable 
Tu étais formidable, j'étais fort minable 
Nous étions formidables 
Formidable 
Tu étais formidable, j'étais fort minable 
Nous étions formidables 

Et petite au pardon : petit 
Tu sais dans la vie y'a ni méchant ni gentil 
Si maman est chiante c'est qu'elle a peur d'être mamie 
Si papa trompe maman c'est parce que maman vieillit 
Pourquoi t'es tout rouge? Beh reviens gamin 
Et qu'est-ce que vous avez tous? A me regarder comme un singe, vous 
Ah oui vous êtes saint vous 
Bande de macaques ! 
Donnez moi un bébé singe, il sera 

Formidable, fooormidable 
Tu étais formidable, j'étais fort minable 
Nous étions formidables 
Formidable 
Tu étais formidable, j'étais fort minable 
Nous étions formidables


Formidable - Stromae


venerdì 8 aprile 2016

Perle dai libri #93


Quando lui estrasse la pistola, Giorgi e suo padre rimasero come paralizzati. La puntò dritta sopra il tavolo e sparò. L’esplosione fu breve e secca. Il corpo del padre di Giorgi sobbalzò, e le gambe della sua sedia raschiarono il pavimento. Il padre di Giorgi chinò la testa e fissò il buco nel tovagliolo  che pendeva dal suo petto. Poi il tovagliolo fu aspirato dal suo petto, mentre il sangue si allargava come un fiore rosso su un pezzo di stoffa bianco.
«Guardami» disse lui a voce alta, e il padre di Giorgi automaticamente alzò la testa.
Il secondo colpo fece un piccolo buco nero in mezzo alla fronte, poi la testa cadde in avanti e sbatté sulla palacinka con un suono smorzato.
Lui si girò verso Giorgi che lo fissava con gli occhi spalancati e la bocca aperta. Una riga rossa gli correva lungo la guancia. Gli ci volle un secondo prima di capire che era la marmellata della palacinka schizzata dal piatto del padre.
Rimise la pistola in tasca e si alzò.
«Devi uccidere anche me, Serg.»
«Non ho nessun conto da regolare con te.» Lasciò il soggiorno e si avviò verso la porta.
Giorgi lo seguì.
«Se non mi uccidi adesso, mi vendicherò! Ti troverò e ti ucciderò!»
«E come farai a trovarmi, Giorgi?»
«Non puoi nasconderti. So chi sei.»
«Veramente? Pensi che sia veramente Serg? Ma Serg Dolac aveva i capelli rossi ed era più alto di me. E io non sono molto bravo a correre, Giorgi. Ma rallegrati di non avermi riconosciuto, Giorgi. Vuol dire che posso lasciarti vivere.»
Poi si chinò in avanti e lo baciò sulla bocca, aprì la porta e se ne andò.
I giornali parlarono dell’omicidio, ma nessuno cercò l’assassino. E tre mesi più tardi, la madre di Serg Dolac raccontò alla polizia che un croato era andato da lei e le aveva chiesto informazioni. L’uomo non poteva pagare molto, ma aveva messo insieme un po’ di soldi grazie ai suoi parenti. Aveva scoperto che un serbo che aveva torturato suo fratello durante la guerra viveva nel quartiere. E qualcuno aveva detto qualcosa su una persona che chiamavano “il Piccolo Redentore”.



La ragazza senza volto
Jo Nesbø





Giudizio: 😊💓

mercoledì 23 marzo 2016

Perle dai libri #92


Ryan alzò le mani lentamente. Non sapeva che cazzo fosse successo lì dentro, ma era preparato a vedere quel pezzo d’uomo lanciarsi dalla sedia e avventarsi contro di lui.
Invece Oxley bevve con calma un altro sorso.
Jack abbassò le mani. «Che.. che cos’è successo?»
«Intendi poco fa?»
Ryan annuì, con gli occhi sgranati, incredulo.
«Il figlio del Presidente degli Stati Uniti è appena entrato nella mia cucina.»
Oxley era passato da fare lo stronzo a fare il furbo. Ryan non era troppo sicuro che fosse un progresso, ma almeno così parlava. Entrò nell’appartamento e si chiuse la porta alle spalle.
«Intendevo prima, ovviamente.»
«Oh. Questi due? Si sono scontrati con il mio tirapugni, si sono rialzati per avere un’altra passata, l’hanno avuta, e non si sono più rialzati.»
Ryan si inginocchiò accanto a loro, controllò il battito cardiaco, ma non lo sentì. Oxley lo osservò mentre lo faceva, con il viso seminascosto dalla tazza. Abbassò lentamente il tè, appoggiandoselo in grembo, e la sua voce si fece cupa, quasi maligna. «Hai portato guai, vero, ragazzo?»
«No.»
«Be’, ti presenti, e il giorno dopo arrivano loro. O sei tu che li hai spinti a venire o sono solo che hanno spinto te a venire. Siccome sei venuto prima tu, do la colpa a te.» Sorrise, ma non era un sorriso condiscendente. Il sorriso di una persona seccata. « Le strade bagnate non portano pioggia, giusto?»
Jack tirò una sedia di metallo e si sedette di fronte all’inglese. «Due uomini mi hanno seguito questa mattina» disse. «A Londra. Non questi due.»

«Che tremenda coincidenza.»


Command Authority
Tom Clancy con Mark Graney





Giudizio: 😊💓

lunedì 21 marzo 2016

Perle dai libri #91


Da: Cristian Grei
A: Antonella Stasi
Oggetto: PARAPLEGIA

Mi sono buttato dalla finestra del bar di Cesare e sono atterrato su un'Audi indemoniata che non la finiva più di suonare e lampeggiare. Mi sono sicuramente fratturato almeno sette vertebre lombari. Adesso devo correre via per un servizio, ma dopo posso passare così mi dai un'occhiata?

Cris

_____________________________________________________________________

Da: Antonella Stasi
A: Cristian Grei
Oggetto: Re: PARAPLEGIA

Mr Grei, solo tu puoi riuscire a correre con sette vertebre fratturate! Okay, ti aspetto sveglia, ma solo perché muoio dalla voglia di sapere per quale motivo ti sei buttato dalla finestra del bar di Cesare.

Tony

PS: Comunque, per la cronaca, le vertebre lombari sono cinque. Ma forse Mr Grei ne ha in dotazione due in più rispetto al modello base.
Chissà se ha anche il cambio Shimano...


L'importanza di chiamarsi Cristian Grei
Chiara Parenti




Giudizio: 😊💓

lunedì 29 febbraio 2016

Perle dai film - Fast & Furious 7



Tu sarai sempre con me. E sarai sempre mio fratello..









Un tempo vivevo la mia vita un quarto di miglio alla volta, ed è per questo che eravamo fratelli.. perché lo facevi anche tu.



Fast & Furious 7
Film azione


In questa scena:
Vin Diesel (Dominic Toretto)
Paul Walker (Brian O'conner)



Colonna sonora








martedì 23 febbraio 2016

Perle dai libri #90




«Così sia» disse Wrath, fulminando poi Zsadist con un’occhiataccia torva. «E adesso veniamo alla tua stramaledetta vita amorosa.»
Z, in piedi dietro al suo gemello, si fece avanti con tutta calma. «Se c’è qualcuno che si è scopato la figlia di Darius, quello sei tu, non io. Qual è il problema?»
Un paio di fratelli imprecarono sottovoce.
Wrath scoprì le zanne.
«Questa te la farò passare, Z, solo perché so quanto ti piace essere picchiato, e non sono dell’umore adatto per farti felice» ribatté, e si mise in posizione di attacco, nel caso l’altro vampiro gli si fosse avventato contro.
«Voglio che tu ti dia una calmata con le puttane. O per lo meno vedi di non lasciare tracce in giro, dopo che hai finito.»
«Cosa stai farneticando?»
«Non abbiamo bisogno di attirare l’attenzione.»
Zsadist si voltò a guardare Phury, il quale disse: «I cadaveri. La polizia li ha trovati.»
«Quali cadaveri?»
Wrath scosse la testa. «Cristo, Z, pensi davvero che gli sbirri sorvoleranno su due donne lasciate a morire dissanguate in un vicolo?»
Zsadist avanzò verso Warth; adesso i due vampiri erano talmente vicini che i loro petti si toccavano. «Io non ne so un cazzo di niente di tutta questa storia. Annusami. Sto dicendo la verità.»
Wrath ispirò a fondo. Sentì l’odore dello sdegno, un’ondata penetrante che gli invase le narici come se qualcuno gli avesse spruzzato addosso deodorante agli agrumi. Non c’era traccia di ansia, nessun sotterfugio emotivo.
Il guaio era che Z non era solo spietato e brutale, era anche un bugiardo matricolato.
«Ti conosco troppo bene» sibilà Wrath, «per credere a una sola parola di quello che dici.»
Z cominciò a ringhiare e allora Phury si mosse in fretta, stringendo un braccio poderoso intorno al collo del gemello e trascinandolo indietro.
«Calma, Z» lo ammonì.
Zsadist afferrò il polso del gemello e, con uno strattone, si liberò.
Trasudava odio da tutti i pori. «Uno di questi giorni, mio signore, io ti..»
Venne interrotto da un fragore di cannonate che colpivano il muro.
Qualcuno stava tempestando il portone di pugni. I fratelli uscirono dal soggiorno trasferendosi tutti insieme nell’ingresso, i loro passi pesanti accompagnati dal clangore delle armi che venivano estratte e caricate.
Warth controllò il monitor sulle parete.
Quando vide Beth tra le braccia dello sbirro trattenne il respiro.



Il risveglio - La confraternita del pugnale nero #1
J. R. Ward






Giudizio: 😊💓

venerdì 29 gennaio 2016

Perle dai libri #89




Lancia il sale e si pulisce le mani sul grembiule. Mi chino per raccogliere il contenitore mentre lei si abbassa per pulire il sale da terra. E’ un attimo, ci urtiamo con la testa. Lei si preme una mano sul punto dolente e io mi ritrovo ad accarezzargliela. Le domando se sta bene, le porgo le mie scuse. Ci rialziamo in piedi e, per la prima volta, la vedo ridere.
Santo cielo, è bellissima, anche se la sua risata è incerta, sembra che stia per scoppiare a piangere da un momento all’altro. Una volta uscivo con una ragazza con un disturbo bipolare. Poteva essere tanto euforica da voler conquistare il mondo e subito dopo talmente depressa da non voler nemmeno alzarsi dal letto.
Mi chiedo se il giudice Dennett, da quando è iniziata questa storia, abbia mai messo almeno una volta un braccio intorno alle spalle della moglie per dirle che si sarebbe sistemato tutto.
Quando si riprende, le dico: «Immagini che Mia ritorni stasera, che si presenti alla porta e non ci sia niente da mangiare».
Scuote il capo. Non riesce proprio a immaginarselo.
«Perché ha scelto di fare il detective?», mi domanda.
Niente di speciale nella mia scelta. Mi pare quasi imbarazzante.
«Mi hanno promosso perché ero un buon agente. Ma sono diventato poliziotto perché un compagno di università aveva deciso di iscriversi all’accademia di polizia. Non ho saputo far altro che imitarlo».
«Però le piace il suo mestiere».
«Sì, mi piace».
«Non è deprimente? Io non riesco a sopportare i telegiornali della sera».
«Anche noi abbiamo brutte giornate», le dico, ma poi mi accingo a elencare tutti gli aspetti positivi che mi vengono in mente. Far chiudere un laboratorio di metanfetamine. Ritrovare un cane smarrito. Acciuffare un ragazzino che va a scuola con un coltello nella borsa. «Ritrovare Mia», concludo, ed evitando di dirlo ad alta voce penso: Se riesco a liberala e a riportarla a casa, se riesco a risvegliare la signora Dennett dall’incubo in cui vive, vale la pena di fare il mio lavoro. Dimenticherei tutti i casi irrisolti , tutte le malefatte che succedono ogni giorno uin questo fottuto mondo.
Lei torna a occuparsi delle lasagne. Le spiego che vorrei porle alcune domande. La osservo versare la pasta, la carne e il formaggio in un tegame, mentre parliamo di una ragazza di cui appaiono magicamente sempre più foto in giro per la casa ogni volta che varco la porta d’ingresso.
Mia che sorride mezzo sdentata al suo primo giorno di scuola.
Mia con un bernoccolo enorme sulla testa.
Mia con il costumino e le gambette magre in bella vista, coi bracciali come salvagente.
Mia che si prepara al ballo studentesco di fine anno.
Nemmeno due settimane fa, non si sarebbe neanche detto che Grace Dennett avesse una sorella minore. Adesso sembra che Mia sia l’unica presenza in questa casa.


Una brava ragazza
Mary Kubica





Giudizio: 😊

martedì 26 gennaio 2016

L'amore esiste - Francesca Michielin









Può nascere dovunque
Anche dove non ti aspetti
Dove non l’avresti detto
Dove non lo cercheresti
Può crescere dal nulla
e sbocciare in un secondo
Può bastare un solo sguardo
per capirti fino in fondo
Può invadere i pensieri
andare dritto al cuore
Sederti sulle scale
Lasciarti senza parole
L’amore ha mille steli
L’amore è un solo fiore

Può crescere da solo
Esaurire come niente
perché nulla lo trattiene
o lo lega a te per sempre
Può crescere su terre
dove non arriva il sole
Apre il pugno di una mano
cambia il senso alle parole

L’amore non ha un senso
L’amore non ha un nome
L’amore bagna gli occhi
L’amore scalda il cuore
L’amore batte i denti
L’amore non ha ragione

E' grande da sembrarti indefinito
Può lasciarti senza fiato
Il suo abbraccio ti allontanerà per sempre dal passato
L’amore mio sei tu
L’amore mio sei...

L’amore non ha un senso
L’amore non ha un nome
L’amore non ha torto
L’amore non ha ragione
L’amore batte i denti
L’amore scalda il cuore

Può renderti migliore
e cambiarti lentamente
Ti da tutto ciò che vuole
e in cambio ti chiede niente
Può nascere da un gesto
da un accenno di un sorriso
da un saluto, da uno sbaglio
da un percorso condiviso

L’amore non ha un senso
L’amore non ha un nome
L’amore bagna gli occhi
L’amore scalda il cuore
L’amore batte i denti
L’amore non ha ragione

L’amore non ha un senso
L’amore non ha un nome
L’amore bagna gli occhi
L’amore scalda il cuore
L’amore batte i denti
L’amore non ha ragione

L’amore mio sei tu
L’amore mio sei tu
L’amore mio sei tu
L’amore mio sei...


L'amore esiste
Francesca Michielin

lunedì 18 gennaio 2016

Perle dai libri #88


Cercò di tornare a dormire e non gli fu possibile. Quello che aveva quasi fatto gli pendeva dentro la testa come una tenda nera. E anche quello che aveva detto  George. Ti hanno quasi beccato. E: Se non smammi da qui, prima di domani a mezzogiorno ti hanno messo nel sacco.
E peggio di tutto: Quando diventerà uomo, prenderà un aereo da chissà dovo solo per venire a sputare sulla tua cazzo di tomba.
Per la prima volta Blaze si sentì veramente braccato. In un certo senso si sentiva già preso.. coma una mosca che si dibatte in una ragnatela dalla quale non può fuggire.  Gli scorsero nella mente battute di vecchi film. Prendetelo vivo o morto. Se non vieni fuori ora, entriamo noi ed entreremo sparando. Mani in alto, schifoso, è finita.
Si alzò a sedere sudando. Erano quasi le cinque, era passata pressoché un'ora da quando era stato svegliato dal pianto del bambino. Non mancava più molto all'alba. Nella volta del cielo le stelle ruotavano sul proprio asse, insensibili e indifferenti.
Se non smammi da qui, prima di domani a mezzogiorno ti hanno messo nel sacco.
Ma dove andare?
Eppure aveva la risposta a quell'interrogativo. Ce l'aveva da giorni.
Si alzò e si vestì in rapidi gesti concitati: calzamaglia termica, camicia di lana, due paia di calze, Levi's, anfibi. Il bambino dormiva ancora e Blaze ebbe giusto il tempo di dargli un'occhiata. Da sotto il lavandino prese dei sacchetti di carta e cominciò a riempirli di pannolini, biberon, latte in scatola.
Quando i sacchetti furono pieni, li portò alla Mustang, che era parcheggiata di fianco alla Ford rubata. Per la Mustang almeno aveva la chiave del bagagliaio e poté mettervi i suoi sacchetti. Fece tutto di corsa. Ora che aveva deciso dove andare, sentiva il panico mordergli i talloni.
Prese un altro sacchetto e lo riempì con gli indumenti di Joe. Chiuse il fasciatoio e prese anche quello, spinto dall'idea balzana che a Joe sarebbe piaciuto trovarlo nel posto nuovo dove sarebbero andati perché ci era abituato. Il bagagliaio della Mustang era piccolo, ma trasferendo alcuni dei sacchetti sul sedile posteriore riuscì a infilarvi il fasciatoio. Avrebbe caricato sul sedile posteriore la culla. Le pappe avrebbero trovato posto nel vano del sedile anteriore, nascoste sotto le copertine. Joe aveva veramente cominciato a provar gusto alle sue pappe, le divorava con appetito.
Fece un'ultima corsa tra casa e rimessa, poi mise in moto la Mustang e accese il riscaldamento perché la temperatura all'interno fosse bella alta. Erano le cinque e mezzo. L'alba si stava avvicinando. Le stelle erano impallidite, ora l'unico astro a brillare veramente era Venere.
Di nuovo in casa, prelevò Joe dalla culla e lo posò sul letto. Il bambino mugolò senza svegliarsi. Blaze uscì con la culla.
Rientrò e si guardò freneticamente intorno. Prese la radio dal davanzale, tolse la spina, vi avvolse attorno il cavo e la posò sul tavolo. In camera sfilò da sotto il letto la sua vecchia valigia marrone, tutta acciaccata e con gli spigoli consunti. Vi buttò dentro alla rinfusa quel che restava dei suoi indumenti. In cima gettò un paio di riviste di donnine e qualche fumetto. Portò valigia e radio alla macchina, che cominciava a essere bella piena. Poi tornò in casa per l'ultima volta.
Distesa una coperta, vi posò dentro Joe, l'avvolse e si infilò il fagotto sotto la giacca. Poi chiuse la zip. Joe si era svegliato. Occhieggiava dal suo bozzolo come un gerbillo.
Blaze lo portò alla macchina, si sedette al volante e sistemò Joe accanto a sé.
- Vedi di non mettetti a rotolare da tutte le parti- , disse.
Joe sorrise e si tirò prontamente la coperta sopra la teta. Blaze ridacchiò e nello stesso istante si rivide nell'atto di schiacciare il guanciale sul suo faccino. Rabbrividì.
Uscì a marcia indietro, girò l'auto e scese per il vialetto.. sebbene non potesse saperlo, stava precedendo di meno di due ore l'allestimento di una cintura di posti di blocco intorno alla baracca.



Blaze
Stephen king (con lo pseudonimo Richard Bachman)




Giudizio: 😊💓