mercoledì 30 luglio 2014

Perle dai libri #48


«Okay. Come ti è sembrato quando ha risposto alle tue domande?»
«Che cosa vuoi dire?»
«Hai creduto a quello che ti ha detto?»
«Sì, no..»
«Non avere paura, Halvorsen. Dimmi soltanto quali sensazioni hai avuto, ti prometto che non saranno usate contro di te.»
Halvorsen abbassò lo sguardo sul tavolo e indicò il menu delle pizze.
«Se Mosken ha mentito, allora devo ammettere che lo ha fatto molto bene.»
Harry sospirò.
«Fai in modo che Mosken sia sorvegliato. Voglio che due uomini sorveglino il suo appartamento, giorno e notte.»
Halvorsen annuì, prese il cellulare e compose il numero. Harry udì il suono della voce di Møller mentre continuava a tenere d'occhio il neonazista seduto in fondo al locale. O come amavano farsi chiamare. Nazionalsocialisti. Nazionaldemocratici. Poco tempo prima era riuscito a mettere le mani su una tesi universitaria che era arrivata alla conclusione che in Norvegia esistevano 57 gruppi di neonazisti.
Un cameriere portò la pizza ordinata da Halvorsen, che fece un gesto di invito a Harry.
«Mangia tranquillo» disse Harry. «La pizza non fa per me.»
Il ragazzo dal lungocappotto era stato raggiunto da un altro giovane che che infossava una giacca militare corta. I due chinarono le teste bisbigliano e fissando i due poliziotti.
«Ancora una cosa» disse Harry. «Al POT Linda mi ha detto che a Colonia c'è un archivio delle SS andato in parte distrutto negli anni '70 a causa di un incendio, ma alle volte è stato utile per avere informazioni sui cittadini norvegesi che hanno combattuto per i tedeschi. Ordini di dislocamento, decorazioni, promozioni e così via. Fatti dare il numero di telefono in Germania e chiesi se hanno informazioni su Daniel Gudeson. E Gudbrand Johansen.»
«Yes, boss» disse Halvorsen con la bocca piena di pizza. «Posso finire la pizza prima?»
«Sì. Nel frattempo vado a fare due chiacchiere con quei due» disse Harry alzandosi.
Quando si trattava di questioni di lavoro, Harry non si era mai fatto scrupoli a usare la stazza del suo corpo per assicurarsi un vantaggio. E anche se il tipo con i baffi alla Hitler aveva alzato la testa e lo stava fissando con uno sguardo pieno di disprezzo, Harry sapeva che dietro quello sguardo di nascondeva la stessa paura che aveva visto negli occhi di Krohn. Avrebbe fatto meglio ad allenarsi a nascondere quello sguardo. Harry afferrò la sedia dove l'uomo aveva posato gli stivali e i suoi piedi sbatterono a terra prima che riuscisse a reagire.
«Scusa» disse Harry. «Credevo che la sedia fosse libera.»
«Dannato piedipiatti» disse il tipo con i baffetti.

Il Pettirosso
Jo Nesbø 




Giudizio: 😊💓

venerdì 25 luglio 2014

Perle dai libri #47


«Per prevenire il crimine gli americani stanno studiando tecniche di lettura  di uno specifico linguaggio neuronale..» continuò Giulia.
«Davvero?» Puntati i gomiti sulla scrivania Pietro Aloisi la fissava con crescente interesse.
«Pare che il pensiero sia già contenuto nei neuroni.. Lombroso era certo di scoprire la natura di una persona dai tratti del suo volto. Oggi, con l'aiuto della tecnologia, stanno cercando di capirne i pensieri.»
E lei, che cosa desiderava veramente?
«Si arriverà a scovare un assassino unicamente intercettando i suoi pensieri?» domandò meravigliato il procuratore. Si tolse gli occhiali; con il pollice e l'indice si strinse l'attaccatura del naso.
Divertita Giulia  rispose:
«Pensieri colpevoli? Oddio, basterebbe soltanto concepirli per essere puniti?»
Lo guardava di sottecchi: l'uomo aveva dita lunghe e magre.
Si accorse del colore dei suoi occhi, castano scuro, un istante prima che rimettesse gli occhiali.
Le sembrarono lo scudo che lo proteggeva dalla crudeltà del mondo: se li toglieva, quei maledetti occhiali, quando faceva l'amore?
«Io credo che la malvagità esista» continuò il procuratore con enfasi, «i motivi futili, nei delitti di sangue, sono proprio l'espressione della malvagità. Il male.. è assurdo far finta che non esista. E' un dato di natura, come la sopraffazione del predatore, l'istinto di sopravvivenza, l'attrazione tra le persone..»
Il pensiero di Giulia corse a sua madre: aveva ragione a ripeterle che aveva bisogno di un uomo a cui affidarsi? Gli uomini temono le donne forti, però. Le scopano ma non le sposano.
Non aveva espresso lo stesso concetto anche Fabio, l'istruttore di krav maga? Per molti uomini, una donna di successo, con forte personalità, rappresenta una minaccia, aveva detto.
La camicia con i bottoni di madreperla scopriva un petto candido, punteggiato qua e la di piccoli nei chiari. Pietro Aloisi ci fece caso.
«Quando va in vacanza, avvocato Valli?»
«Non so.. troppi impegni mi trattengono ancora..» Era per contrastare l'estate che se ne procurava sempre un'infinità. L'aveva resa una stagione come le altre.
«E lei?» domandò dopo un attimo, «davvero, come diceva l'altro giorno in caffetteria, resta in città?».
Sperò che anche lui non partisse.
«Per la prima volta, in tutta la mia vita, quest'anno non riesco ad andare al mare. Dove sono nato» disse malinconico.
Forse era stata la brezza salina a procurargli rughe profonde sul viso e sul collo, vagheggiò Giulia.
Aloisi non domandò altro. Non gli interessava sapere se era libera, se qualcuno l'aspettava a cena. Bastava ciò che rappresentava per lui.
«E allora, giacché stiamo qui tutti e due... accetterebbe un invito a cena, una delle prossime sere?»
«Con molto piacere» rispose Giulia alzandosi.
Certi incontri non sono casuali, rifletté scendendo le scale del Palazzo di Giustizia. Aiutano a guarire. Dal passato. Le vennero in mente le parole di Henri Bergons che aveva appuntato sul frigorifero:
Il nostro passato ci insegue, si ingrossa senza posa col presente che raccoglie lungo la strada.


Maledetto il ventre tuo
Vittoria Monforte




Giudizio: 😊💛

giovedì 24 luglio 2014

♥♥♥ UraBoku ♥♥♥





B.E.L.L.I.S.S.I.M.O! ♥♥♥



Alibi

No warning sign, no alibi,
We faded faster than the speed of light.
Took our chance, crashed and burned
No, we'll never ever learn.

I fell apart,but got back up again,
And then I fell apart, but got back up again,
Yeah.

We both could see crystal clear,
That the inevitable end was near.
Made our choice, a trial by fire,
To battle is the only way we feel.

I fell apart, but got back up again,
And then I fell apart, but got back up again,
And then I fell apart, but got back up again.

Away oh
Away oh
Away oh
Away oh
Away oh
Away oh

So here we are, the witching hour,
The quickest tongue to divide and devour
Divide and devour
If I could end the quest for fire,
For truth, for love, and my desire,
My desire.

And I fell apart, but got back up again

Away oh
Away oh
Away oh
Away oh
Away oh
Away oh
Away oh
Away oh
Away oh

I fell apart,
I fell apart,
I fell apart,
I fell apart.

I fell apart, but got back up again

30 Seconds To Mars


mercoledì 23 luglio 2014

On choisit pas ses parents






Mais bonjour! ^_^

Il resto del post lo scrivo in italiano, va.
Come avrete notato, carissimi lettori, il video è in francese, poiché il film dal cui è stato estratto è stato girato in Francia e nel nostro bel Paese non è approdato (ho buoni motivi per ritenere che non approderà mai, ma lasciamo stare le polemiche, va).
Non potevo farne una Perla, quindi. Però ho voluto pubblicarlo ugualmente perché il film deve essere proprio carinissimo.
Detto questo: On choisit pas ses parents è ispirato al romanzo Oh, Boy! di Marie-Aude Muriel.
Chi ha letto il libro, di cui ho pubblicato la Perla esattamente un post più in basso, non faticherà a riconoscere alcune scene. E, sempre chi ha letto il libro, pur non capendo un bel niente della lingua francese, non faticherà a riconoscere alcuni dialoghi.
Per lo meno.. io non ho fatto fatica! :D
Beh.. il giudice tutelare è diventato un maschio mentre nel libro è una donna, ma mantengono entrambi la passione per la barretta di cioccolato. E la lite tra Bart e suo cognato, nella parte finale di questo collage, nel romanzo non si verifica.
Però Bart risponde esattamente alla descrizione: carino, biondino e - apparentemente! - sciocchino. Assolutamente adorabile! *__*
Poi ci sono Siméon, Morgane, Venise e la sorella maggiore, Josiane. La famiglia Morlevent al completo!

Io ho amato alla follia il romanzo e, devo ammetterlo.. mi piacerebbe vedere il film per intero.
I tre fratellini.. sono fantastici!!!

martedì 22 luglio 2014

Perle dai libri #46


«Cucù!»
Era Bart. Subito Morgane girò il foglio per nascondere la sua vergogna e il suo crimine. Si alzò, le mani congiunte in un gesto di supplica.
«Cosa ti è successo?» le chiese Bart, con quell'aggressività nella voce di cui non si rendeva conto.
«Ho fatto una cosa brutta» confessò la bambina.
«Che cosa? Su, smetti di frignare!»
Morgane singhiozzò: «Ho... ho... » e il resto non veniva. A Bart venne voglia di finirla a colpi di cartella.
«Ho preso uno ze.. ze.. ro!»
«Accidenti!» disse Bart fingendo di sembrare disperato. «Già sei bruttarella, se in più mi diventi anche stupida...»
Si sedette sul letto.
«Ma smettila» brontolò. «Sai quanti zero ho preso io? Eppure, vedi? Questo non mi ha impedito di diventare un bel ragazzo completamente incapace!»
«Non è.. non è.. la cosa più grave» singhiozzò Morgane.
«Cos'altro? Hai castrato il tuo fidanzatino perché intortava la tua miglior amica?»
Morgane scosse la testa. No, non era esattamente questo. Bart afferrò la ragazzina per le braccia piuttosto bruscamente e l'attirò verso sé.
«Vieni qui, cavalletta».
La mise a sedere sulle sue ginocchia.
«Forza, dimmi che cosa hai fatto. Mi piacciono le cose brutte».
«Ho firmato».
«Hai firmato?»
«Lo zero».
Sul momento Bart non capì, poi il viso gli si illuminò.
«Oh boy! Ma ho sempre fatto così. Firmavo i miei zero, le punizioni, le note, le giustificazioni. E facevo forca da scuola e mentivo alla maestra e facevo punire gli altri al posto mio».
Morgane aveva smesso di piangere. La sua carriera criminale faceva una ben misera figura accanto a quella di Bart.
«Ma non dirai niente a Siméon della firma?» elemosinò lei.
«Sono pazzo ma non fino a questo punto» replicò Barthélemy. «E a parte questo, cosa vuoi fare nella vita?»
«Bé, sai» disse Morgane, indicando i muri della sua prigione. «A volte vorrei essere morta con mamma».
Bart sapeva che l'assistente sociale cercava un'altra soluzione per Morgane. Josiane forse avrebbe accolto la bambina. Di colpo, vedeva aumentare le sue possibilità di aver la custodia.
«Andiamo, ti porto con me» decise Bart, rimettendo in piedi Morgane.
«Dove?»
«A casa mia».
«Davvero?»
Morgane non se ne capacitava. Allora non si era sbagliata? Quella piccola vela all'orizzonte, quel fratello maggiore esisteva?


Oh, Boy!
Marie-Aude Murail







Giudizio: 😊💓

sabato 19 luglio 2014

♥ Open Wounds ♥



"Ecco cosa siamo, Chris ed io: ferite aperte.
Ma io ho bisogno di lui per guarire."
           


In the dark with the music on 
Wishing I was somewhere else 
Taking all your anger out on me, somebody help 
I would rather rot alone 
Then spend a minute with you 
I'm gone, I'm gone 

And you can't stop me from falling apart 
'Cause my self-destruction is all your fault 

How could you, how could you, how could you hate me? 
When all I ever wanted to be was you? 
How could you, how could you, how could you love me? 
When all you ever gave me were open wounds? 

Open wounds

Downstairs the enemy sleeps 
Leaving the TV on 
Watching all the dreams we had turn into static 
Doesn't matter what I do 
Nothing's gonna change 
I'm never good enough 

And you can't stop me from falling apart 
'Cause my self-destruction is all your fault 

How could you, how could you, how could you hate me? 
When all I ever wanted to be was you? 
How could you, how could you, how could you love me? 
When all you ever gave me were open wounds? 

Tell me why you broke me down and betrayed my trust in you 
I'm not giving up, giving in when will this war end? 
When will it end??

You can't stop me from falling apart 
You can't stop me from falling apart 
You can't stop me from falling apart 
'Cause my self-destruction is all your fault. 

How could you, how could you, how could you hate me? 
When all I ever wanted to be was you? 
How could you, how could you, how could you love me? 
When all you ever gave me were open wounds?

How could you
How could you

How could you
How could you

All I ever wanted to be was you
All you ever gave me were open wounds


Open Wounds
Skillet


venerdì 18 luglio 2014

Perle dai libri #45


Due silenzi diversi, con due toni distinti. Ma avevano una cosa in comune: un mare di grigio e di dolore.
Mi fermai davanti alla soglia della camera.
La sua parte dell'armadio era completamente vuota. Fu uno shock terribile. Non avrei mai immaginato che pochi cassetti vuoti potessero conservare tanto delle cose che prima contenevano, e neppure che fosse possibile travasare una vita intera in valigia in così poco tempo.
L'uomo al telefono mi stava supplicando, e io non riuscivo a staccare gli occhi da quei sei cassetti aperti a metà, l'uno sopra l'altro... Come una scala di desolazione.
Mi avvicinai al comodino di lei. Aprii i cassetti, che in genere traboccavano di cianfrusaglie. Nessuno di quegli oggetti era importante, forse. Io però ritenevo sempre che, se qualcosa finiva dentro un comodino, voleva dire che aveva superato la giornata, accompagnandoti fino al letto, al sonno e alla notte, per cui era preziosissimo.
Quando entravo nella stanza di un bambino scomparso, per prima cosa andavo a controllare il comodino: lì c'erano le cose più importanti della sua vita e del suo piccolo mondo.
E quelle di lei erano sparite.
Quel comodino non conteneva più nulla. I due cassetti erano completamente vuoti.
Al telefono, il padre continuava a rilanciare sulla cifra. La sua voce, quantomeno, era un appiglio in tutto quel vuoto.
«D'accordo» dissi infine.
«Grazie, grazie, grazie..» prese a ripetere lui.
Non so quanti "grazie" arrivò a dire. Stavo infrangendo le regole e ne ero consapevole, ma oramai non aveva importanza. L'unica cosa di cui ero sicuro era che non potevo passare una sola notte in quella casa piena di cassetti vuoti, mezzi aperti.
La sola idea mi dava il panico. Un terrore folle.
«Dove vivete?»
Non era una domanda a caso: avrei preferito che quel bambino fosse scomparso in una città diversa dalla mia. Avevo bisogno di andare lontano, in un posto dove l'odore della perdita non potesse raggiungermi.


Se mi chiami mollo tutto.. però chiamami
Albert Espinosa




Giudizio: 😊💓

giovedì 17 luglio 2014

I Trust You







Learning again that I am not my own 
Crawling back to where I belong 
Caught in between knowing You and trusting me 
Come on take a ride out of the in betweens 

Now I know I need You 

When I can't see, I will trust You 
And when I get weak, I trust You 
And when I just can't let it go 
I trust that You are in control 

Shelter me so I can find some peace 
Grabbing hold of You is letting go of me 
It's easy when I remember I possess all that lays beyond my grasp 
Your power commands the weight off my back 

Now I know I need You 

When I can't see, I will trust You 
And when I get weak, I trust You 
And when I just can't let it go 
I trust that You are in control 

Now I know I trust You

When I can't see, I will trust You 
And when I get weak, I trust You 
And when I just can't let it go 
I trust that You are in control 

I TRUST YOU
I TRUST YOU
I TRUST YOU

I trust that You are in control 

Now I know I trust You


Skillet  -°-°-°-°-°-°-°-  I Trust You

martedì 15 luglio 2014

Perle dai libri #44


Erin entra con i cappotti dei nostri clienti. Attira lo sguardo di Drew e tamburella sull'orologio. Lui fa un discreto cenno di assenso.
«Propongo di uscire a festeggiare. Tingiamo di rosso la città! Vediamo se voialtri cittadini siete capaci di tenere il passo con gente come me», dice Jackson Howard.
Anche se ha quasi settant'anni, la sua energia è quella di un ventenne. E sospetto che abbia in serbo parecchie storie da raccontare, sui numerosi tori che ha cavalcato nella sua vita.
Apro la bocca per accettare l'invito, ma Drew mi precede.
«Ci piacerebbe Jack, ma sfortunatamente Kate ed io abbiamo già un appuntamento. C'è una macchina che vi aspetta di sotto per accompagnarvi nei migliori locali della città. Divertitevi. Offriamo noi».
Si alzano e Jack si tocca il cappello rivolto verso Drew. «Davvero gentile da parte tua, figliolo».
«Il piacere è nostro».
Mentre andiamo verso la porta, Jack Jr si volta verso di me e mi porge il biglietto da visita. «E' stato davvero un piacere lavorare con lei, signorina Brooks. La prossima volta che fa un salto dalle mie parti sarei onorato di farle da guida. Ho la sensazione che il Texas le piacerebbe. Forse potrebbe persino decidere di restare e mettere radici».
Sì, ci sta provando. Penserete che sia squallido. Lo avrei pensato anch'io due anni fa. Ma come mi disse allora Drew: succede ogni volta. Gli uomini d'affari sono viscidi e arroganti. Devono esserlo per forza.
E' uno dei motivi per cui questo ambito professionale è al terzo posto per tasso di infedeltà - subito dopo i camionisti e i poliziotti. Orari di lavoro estenuanti, viaggi frequenti: le relazioni diventano quasi inevitabili. Scontate.
E' così che abbiano iniziato Drew e io, ricordate?
Ma Jack Jr non è come gli altri idioti che si sono fatti avanti. Sembra sincero. Dolce.
Quindi sorrido e faccio per prendere il suo biglietto, solo per essere gentile.
Ma la mano di Drew è più veloce della mia. «Ci piacerebbe. Non abbiamo molto lavoro al sud, ma la prossima volta approfitteremo dell'invito».
Sta cercando di rimanere professionale, imperturbabile, ma ha la mascella serrata. Certo, sta sorridendo, ma avete mai visto Il Signore degli Anelli? Anche Gollum sorrideva.
Poco prima di mordere la mano del tizio che custodiva il suo "tesoro".
Drew è territoriale e possessivo. E' fatto così.
Matthew una volta mi ha raccontato una storia: per il primo giorno d'asilo di Drew, sua madre gli aveva comprato un cestino per il pranzo. Con l'immagine di Yoda. Al parco giochi, Drew non lo ha posato nemmeno un attimo, perché era suo e aveva paura che qualcuno lo rompesse. O che lo rubasse. Matthew ci ha messo una settimana a convincerlo che nessuno lo avrebbe fatto - o che insieme sarebbero riusciti a suonarle a chiunque ci avesse provato.
In momenti come questo so esattamente come si è sentito quel cestino per il pranzo.


Cercami ancora
Emma Chase



Giudizio: 😊

lunedì 14 luglio 2014

Perle dai film - Warm Bodies



"All'inizio avevamo paura. Ma tutte le grandi cose all'inizio fanno paura, no?"





Ahhh.. che bello! Neanche me la ricordavo più l'ultima volta che ho bevuto una birra. Mi sa che non sei così cattivo, Signor Zombie.

Ummm ... il mio... nome.

Hai un nome?

.....

E come ti chiami?

Rrrrrr

ERRE?

*Che figura del cavolo. Vorrei morire di nuovo* Rrrrrr

Il tuo nome comincia per  ERRE?

Um um

Ahm .. Robert?

Um..

Richard?

Um..

Randy? Ahm.. Rafael? Ricardo?

.....

Potrei chiamarti solo R?

Ummm

Cominciamo a conoscerci, no?

R...


Warm Bodies
Film romantico/commedia/horror

In questa scena:
Nicholas Hoult (R)
Teresa Palmer (Julie)


Colonna sonora


venerdì 11 luglio 2014

Perle dai libri #43


Julie smette di mangiare e fissa la bottiglia. Mi guarda e sorride.
«Però, signor Zombie. Mi hai letto nel pensiero». Svita il tappo e dà una lunga sorsata. «Anche la birra non la bevevo da un po'. Dentro lo Stadio non sono ammesse sostanze che alterano la mente. Bisogna stare sempre all'erta, sul chi va là, eccetera eccetera». Prende un'altra sorsata e mi studia con uno sguardo un po' sarcastico. «Forse non sei un vero mostro, signor Zombie. Cioè, chiunque apprezzi una buona birra è quasi okay per i miei parametri».
La guardo e mi porto una mano al petto. «Il mio... nome...». Respiro affannosamente ma non so come continuare.
Lei mette giù la birra e si china un po' in avanti. «Hai un nome?».
Annuisco.
Le labbra le si arricciano in un sorrisetto divertito. «Come ti chiami?».
Chiudo gli occhi e mi sforzo di pensare, cercando di tirarlo fuori dal vuoto, ma ci ho già provato un sacco di volte in passato.
«Rrr», dico, cercando di pronunciarlo.
«Rur? Ti chiami Rur?».
Scuoto il capo. «Rrrrr...».
«Rrr? Inizia con la R?»
Annuisco.
«Robert?».
Scuoto il capo.
«Rick? Rodney?».
Scuoto il capo.
«Ah.. Rambo?».
Sospiro e guardo il tavolo.
«Che ne dici se ti chiamo solo "R"? E' un inizio, no?».
La guardo negli occhi. «R». Un lento sorriso mi si insinua sulla faccia.
«Ciao R», dice. «Io sono Julie. Ma questo lo sapevi, no? Mi sa che devo essere una qualche cazzo di celebrità». Spinge la birra verso di me. «Bevi un sorso».


Warm bodies
Isaac Marion





😊💓

giovedì 10 luglio 2014

Le MiceCuginette


 Miaaaao. Ben ritrovati lettori di questo sventurato blog.
Sì, sono sempre io: Konoha.
Sono passata per farvi un miao-salutino e, soprattutto,
per presentarvi la mia MiciaCuginetta Mia.
No, non è una ripetizione, si chiama proprio così: Mia!


E' risaputo, noi felini amiamo sonnecchiare.
Sonnecchiare raggomitolati al calduccio, quando
è freddo. Sonnecchiare spaparanzati, anche al sole,
nella bella stagione. Ma da quando la mia Dil
si è presentata a casa con questo miao-giochino
nuovo tutto mio mio miao.. ho capito qual è
la mia aspirazione: il micio da guardia!

venerdì 4 luglio 2014

Perle dai libri #42

- Niente è più importante della segretezza della nostra esistenza! Spero che tu non ti sia confidato con lei.
- L'ho lasciata nell'ignoranza il più possibile - rispose Roman con un sospiro. - Purtroppo il mio harem non ha tenuto la bocca chiusa.
L'arcigna espressione di Angus era minacciosa. - Che cosa sa?
- Il mio nome, la mia attività, il mio indirizzo.. e il fatto che sono circondato di donne. Ma ignora la nostra natura di vampiri. - Fino a quel momento, almeno: data l'intelligenza di Shanna, Roman sapeva che sarebbe riuscita a capire la verità.
Angus sbuffò. - Spero solo che per quella donna ne valga la pena. Se Petrovski scopre che la stai proteggendo..
- Lo sa, infatti. - dichiarò Gregori.
- Merde - sussurrò Jean-Luc.
Angus fece una smorfia. - L'hai invitato al ballo?
- Sì - rispose Roman, piegandosi in avanti con le braccia incrociate sulla scrivania. - Ma gli inviti sono stati spediti prima che insorgessero i problemi. Petrovski è invitato tutte le volte in segno di amicizia, anche se sono diciotto anni che non si presenta.
- Dall'introduzione del sangue sintetico - aggiunse Jean-Luc.
- Ricordo la sua reazione furibonda, si era rifiutato di assaggiarlo e si era lanciato fuori da casa tua, imprecando e minacciando chiunque osasse tradire la sua antiquata ideologia.
Mentre Jean-Luc parlava, Angus si sbottonò la giacca ed estrasse una pistola da una fondina ascellare, per controllare che fosse carica. - Sono pronto per il bastardo. Proiettili d'argento.
Roman fece una smorfia. - Cerca di non sparare a qualcuno dei miei, Angus.
Lo scozzese sollevò un sopracciglio. - Scommetto che stavolta si presenterà. Dopotutto, sa che hai la ragazza. E' qui alla Romatech?
- Non l'ho più, perché è fuggita.
- Cosa? - Angus balzò in piedi. - Stai dicendo che è fuggita quando i miei uomini erano di guardia?
Dopo aver lanciato un'occhiata a Gregori, Roman rispose: - Bé, in effetti sì.
Jean-Luc ridacchiò. - E' speciale, n'est-ce pas.


Come sposare un vampiro milionario
Kerrelyn Sparks



Giudizio: 😊

giovedì 3 luglio 2014

Il sipario è calato.. ma torneremo!

Bene. Oggi, credo di poter scrivere questo post senza rischiare di trascorrere due ore davanti al monitor a versare lacrime (tra l'altro, sarebbe una replica in grande stile di quanto è successo esattamente la notte di venerdì 27 Giugno).
Non intendo fare una cronaca delle ultime tre partite di basket del Campionato appena concluso. Non avrebbe neanche granché senso dopo tanto tempo. Sei giorni, lo so. Ma lo scudetto è andato e, tutti gli appassionati di basket, a questo punto, sanno quale squadra se l'è appuntato sulla maglietta.
A prescindere dal risultato - anche se quello conta eh! -  voglio elogiare la Mens Sana.
Non ha mai smesso di lottare. Tutte le volte che ho sentito pronunciare la frase Siena non molla mai, ho pensato che, forse, non ci sarebbe stato altro modo che fosse più appropriato per descrivere il cuore, la determinazione, la forza e l'amore di questa grande squadra del basket made in Italy e dei suoi tifosi.
Ha gestito magnificamente i Playoff, aggiudicandosi la gara 5 al Palazzetto di Milano. Aveva conquistato un vantaggio che ha risvegliato una speranza che, almeno per quanto mi riguarda, non si era mai assopita.
Peccato che in gara 6, al PalaEstra, Milano abbia pareggiato il conto. Una vittoria all'ultimo canestro che ha azzerato tutto. Parità assoluta. Una sola opportunità. L'ultima. Gara 7. Quaranta minuti per confermare la squadra Campione d'Italia o per decretarne una nuova.
Bravura, fortuna, destino.. sta di fatto che la EA7 ha battuto la Mens Sana riportando lo scudetto a Milano dopo 18 anni di digiuno.
Sapete.. non è tanto la sconfitta in sé che mi ha devastata e abbattuta più di quanto mi aspettassi. Quando si gioca si sa, si vince o si perde. E sarebbe stato molto più facile perdere potendo affermare: ok, quest'anno hai vinto tu. Ma ce la giochiamo nel prossimo campionato, e vedremo!
... per la Mens Sana non  è così.
Per ragioni fin troppo note, di cui non parlerò in questo post, la squadra non giocherà in serie A per chissà quanto tempo.
Questo fa davvero male.
La retrocessione.
Non è stata una notizia appresa quel giorno, ma ha fatto male lo stesso.
Avrebbe fatto male anche se avessero lasciato la serie A da imbattuti.
Ma così è stato peggio, anche se Siena lascia il massimo campionato a testa alta!

Però.. come ho detto: SIENA NON MOLLA MAI.
Io lo so che la Mens Sana risorgerà dalle sue ceneri come la Fenice.  Non importa quanto tempo impiegherà per risalire, prima o poi tornerà al suo posto, al posto che merita.. in vetta! La seguirò nella sua scalata  e sarò lì ad attenderla in cima!
Tutto quello che posso fare ora è rivolgere un grandissimo GRAZIE di cuore a questa squadra meravigliosa e alle tantissime emozioni che mi ha donato, facendomi apprezzare uno sport che era sempre rimasto ai margini del mio interesse.
GRAZIE a Marco Crespi, per averci creduto. Per la fiducia che ha saputo instillare nei suoi ragazzi, spronandoli a non abbattersi e a continuare a giocare con la stessa determinazione.
GRAZIE a Alessandro Magro, le cui lacrime a Milano mi hanno commossa tanto.
GRAZIE alle retrovie che hanno lavorato duro in condizioni davvero precarie.
Infine.. GRAZIE alla squadra tutta, composta da:

Tomas RESS
Matt JANNING
Marquez HAYNES
Othello HUNTER
Jeff VIGGIANO
Devid Reginald COURNOOH
Josh CARTER
Benjamin ORTNER
Spencer NELSON
Erick GREEN
Mattia UDOM

Grazie MENS SANA.
Chapeau