giovedì 26 febbraio 2015

Perle dai libri #64


Buio. Niente rumore. Il vento, fuori, scuoteva le tapparelle cercando di entrare. Romano, nell'oscurità dell'ingresso, ascoltò pensando che anche se ti metti fermo, al buio, le case cambiano rumore; ora c'era lui, ma prima non c'era nessuno. Nessuno. Quella casa era vuota. L'utente da lei desiderato non è raggiungibile.
Tirò un profondo respiro e accese la luce. Niente pareva cambiato. Tutto come al solito, i soprammobili, l'attaccapanni, il tappeto. Tutto uguale. Niente odore di cena, però. Niente sottofondo di televisore acceso. Niente rumore di stoviglie. Niente bacio.
Tolse il soprabito, lo appese. Gli sembrava di muoversi sott'acqua, i gesti lenti, misurati. Poteva sentire il cuore pulsargli forte in gola, nelle orecchie, con un frastuono insopportabile.
La sala. Come supponeva, la tavola non era apparecchiata; nessuna traccia d'amore, né nell'aria né altrove. O meglio, qualcosa c'era: proprio quello che aveva immaginato per tutto il giorno sotto il livello della consapevolezza, costruendo l'immagine dettaglio per dettaglio, fotogramma per fotogramma a ogni tentativo di telefonata andato a vuoto.
Un foglio.
Piegato in due, al centro del tavolo. Con una penna poggiata sopra, che presumibilmente era servita per scriverci qualcosa. Che cosa? La mente del poliziotto cominciò a formulare ipotesi, prima che l'altro dentro di lui, quello che ogni tanto prendeva il volante, si mettesse a sghignazzare scomposto: che cazzo immagini, coglione? Immagini perché non hai il coraggio di toccare quel foglio, sollevarlo e leggerlo. E poi ti ci pulisci il culo, magari.
Allungò la mano e prese la lettera. Una smorfia, quando riconobbe la grafia della moglie; in memoria delle tante volte che l'aveva presa in giro per quella scrittura tonda, come quella delle adolescenti.
E se non leggessi?, pensò. Se l'accarocciassi e la buttassi via? Forse potrebbe tornare tutto come prima...
Invece cominciò a leggere.
E andò fino in fondo.


I Bastardi di Pizzofalcone
Maurizio de Giovanni





Giudizio: 😊💓

lunedì 23 febbraio 2015

Perle dai libri #63


All’una e cinque, Bjarne Møller, Tom Waaler, Beate Lønn e Ståle Aune erano seduti su sedie prese in prestito, silenziosi come topi nell’ufficio che Harry e Halvorsen condividevano. Harry era sul bordo della scrivania.
«E’ un codice» disse Harry. «Un vecchio e semplice codice. Un comune denominatore che avremmo dovuto vedere da tempo. Era più che ovvio. Un codice, una cifra.»
Tutti i presenti lo fissarono.
«Cinque» disse Harry.
« Cinque?»
«La cifra è cinque.»
Harry guardo i quattro volti pieni di attesa.
Allora successe quello che – sempre più spesso – gli succedeva dopo un lungo periodo i bevute. Senza alcun preavviso la terra sparì da sotto i suoi piedi. Ebbe la sensazione di cadere e la realtà si girò su se stessa. I quattro seduti davanti a lui nel suo ufficio non erano colleghi, non esistevano casi di omicidio, non era una bella giornata d’estate a Oslo, due persone di nome Rakel e Oleg non erano mai esistite. Poi la terra tornò sotto i suoi piedi. Ma Harry sapeva che il breve attacco di panico sarebbe tornato, rimaneva appeso alla realtà soltanto con la punta delle dita.
Harry portò la tazza di caffè alle labbra e bevve lentamente cercando di concentrarsi.
Decise che quando avrebbe udito il rumore della tazza che toccava il ripiano della scrivania, sarebbe tornato alla realtà.
Posò la tazza.
«Prima domanda» disse Harry. «L’assassino ha marcato tutte le vittime con dei diamanti. Quante punte hanno?»
«Cinque» disse Møller.
«Seconda domanda. L’assassino ha anche amputato un dito della mano sinistra a ciascuna vittima. Quante dita ha una mano? Terza domanda. Gli omicidi e la scomparsa di Lisbeth Barli sono avvenuti in tre settimane successive, rispettivamente di venerdì, mercoledì e lunedì. Ma a quanti giorni di distanza?»
Ci fu un attimo di silenzio.
«Cinque» disse Waaler.
«E a che ora?»
Aune si schiarì la gola. «Alle 17.00.»
«Quinta e ultima domanda. Le vittime sono state scelte a indirizzi apparentemente casuali, ma i luoghi hanno qualcosa in comune. Beate?»
Beate fece una smorfia. «Cinque.»
Tutti e quattro fissarono Harry con uno sguardo vuoto.
«Oh merda…» esplose Beate, arrossendo. «Scusate, volevo dire… quinto piano. Tutte le vittime abitavano al quinto piano.»



La stella del diavolo
Jo Nesbø





Giudizio: 😊💓


martedì 17 febbraio 2015

Chiacchiere ... deliziose!

Frappe, Crostoli, Bugie, Cenci o Chiacchiere. A seconda della regione, prendono un nome diverso ma la ricetta del dolce tipico del Carnevale è approssimativamente la stessa.
E, udite udite, la Dillina ha preparato le Chiacchiere!
Viene da dire: e allora?
Beh, non sono particolarmente golosa. Non gradisco preparare dolci (sono anche un pelino negata, ammettiamolo, su) quanto non gradisco mangiarli.
A parte qualche eccezione, tipo la torta Sacher (che adoro! Uhmmm!) e qualche altro dolcino che, comunque, consumo una volta l'anno tipo gli Struffoli nel periodo natalizio e, appunto, le Chiacchiere, vivo benissimo senza dolci.
Di norma preferisco non impegnare le mie manine catastrofiche! nella, per me complessa, preparazione di dolci. Ma con le Chiacchiere ho voluto provare, e devo dire che mi sono divertita ottenendo anche un risultato molto buono che Marito e Pesti (e beh, anch'io!) hanno apprezzato ^_^
Per cui.. sono davvero contenta di essermici cimentata.

Ecco le mie Chicchiere.






Inzuppate nella cioccolata calda... deliziose.

Le  Chiacchiere sono un dolcino friabile e non particolarmente dolce, forse per questo mi piace. 
Vi lascio la mia ricetta:

  • 350 gr di farina
  • 3 uova intere
  • 70 gr di zucchero
  • 1 fialetta di aroma di vaniglia
  • 1 bustina (13 gr) di lievito per dolci
  • Buccia di limone (non trattato!) grattugiata
  • un pizzico di sale
La preparazione è molto semplice.
Va impastato il tutto fino ad ottenere un panetto liscio e omogeneo. Si copre con un panno e si lascia riposare mezz'oretta. Io divido il panetto a metà e ricavo due sfoglie sottili che taglio a strisce di varie misure (non sto lì con il righello, insomma ^^'').
Le strisce ottenute si friggono (volendo si possono cuocere anche al forno ma a me non piacciono cotte il maniera salutista. Non l'ho mai fatto quindi non posso dare indicazioni in merito) in abbondante olio (di arachide) bollente.
Il tempo che prendano un bel colorito da entrambi i lati.
Una volta che hanno gocciolato l'eventuale olio in eccesso, vanno spolverate di zucchero a velo e... mangiate! :D
Da sole o accompagnate con una tazza di cioccolata calda, a seconda dei gusti.
Io ci ho fatto merenda con una buonissima e calda tazza di tè!







martedì 10 febbraio 2015

Gemelli Diversi









Ciò che poteva essere

Avevo gli occhi aperti, ma già sognavo mondi lontani,
vedevo una pelle liscia sfiorata dalle mie mani,
sentivo una voce chiamarmi, staccarmi via dal suolo,
ma in volo tutto si è spento e adesso resto solo,
col freddo che impedisce di riflettere,
quando due corpi fusi in uno e quello che poteva essere insieme,
cacciatore e prede di una storia troppo breve,
dove una dama e un cavaliere non potranno più sfiorarsi, sussurrarsi dei discorsi,
resterà solo un ricordo intrappolato in questi versi,
mentre gli attimi trascorsi con te si allontanano,
le tue frasi in fondo ai miei pensieri danzano.
Poteva essere il tuo corpo a scaldarmi, le tue labbra a eccitarmi,
il tuo sguardo a stregarmi, invece ho quattro parole da cui non riesco a liberarmi.
"ORMAI E' TROPPO TARDI"

Cerco le parole per spiegare quello che
poteva nascere, ridare luce ai giorni miei.
Dimmi come mai non ci sei, è tutto ormai spento tra noi,
cosa lascerai dentro agli occhi miei.

Volevo vivere per sempre negli occhi tuoi,
volevo crescere solo con ciò che tu mi dai,
ma ora non ci sei e io vivo pensandoti,
perché senza averti sei riuscita già a disperderti tra i miei ricordi,
senza donarmi attimi, credici mi manchi, senza te e dentro me,
i sogni restan spenti, momenti poi dipinti e quanti pianti per saper quello che senti.

Dimmi come mai non ci sei, è tutto ormai spento tra noi,
cosa lascerai dentro agli occhi miei.
Dimmi come mai non ci sei, è tutto ormai spento tra noi,
cosa lascerai dentro agli occhi miei.
Adesso dove sei?

Nella mia anima, ora il tuo volto illumina,
la penna che a te dedica ricordi in aria, adesso sei già storia,
ora il mio cuore svaga in cerca di una storia seria, nasce la voglia,
ora che dal mio amore sei lontana miglia e miglia,
cerco un motivo che non ha voluto donar noi futuro,
ora che con me stesso provo ad essere sincero,
avendo in bocca un gusto amaro, penso a te.

Che c'è di male
sognandoti mi sono perso dietro inutili parole
che non lasciano nulla, che non dia nostalgia
e adesso resto senza più parole sai,
cala la notte come un velo chiaro su di noi,
comunque vada io mai mi scorderò di te.

Cerco le parole per spiegare quello che
poteva nascere, ridare luce ai giorni miei.
Dimmi come mai non ci sei, è tutto ormai spento tra noi,
cosa lascerai dentro agli occhi miei.
Dimmi come mai non ci sei, è tutto ormai spento tra noi,
cosa lascerai dentro agli occhi miei.
Adesso dove sei?

Dimmi come mai non ci sei, è tutto ormai spento tra noi,
cosa lascerai dentro agli occhi miei.
Adesso dove sei?
Dimmi come mai non ci sei, è tutto ormai spento tra noi,
cosa lascerai dentro agli occhi miei.
Adesso dove sei?

Che c'è di male
sognandoti mi sono perso dietro inutili parole
che non lasciano nulla, che non dia nostalgia
e adesso resto senza più parole sai,
cala la notte come un velo chiaro su di noi,
comunque vada io mai mi scorderò di te.

Adesso dove sei..


mercoledì 4 febbraio 2015

The Walking Dead 5 - The return




The Walking Dead



Ebbene sì! Finalmente la luuuunga pausa di metà stagione sta per finire.
-5 carissimi appassionati di vaganti, altrimenti detti ZOMBIE! ^_^
Era ora, direi. Non che stessimo lì a girarci i pollici nell'attesa, eh. Non ci hanno manco lasciati chissà quanto col fiato sospeso, tra l'altro. Però devo ammettere che non vedo l'ora che questa magnifica serie riparta.
E ci siamo quasi!
Intanto..
Che ne dite di un veloce ripassino? Risata in sottofondo :D
E' il momento del nostro, ormai consueto, appuntamento con il dove-eravamo-rimasti-versione-Dillina.

Allora.. eravamo rimasti a... 


ALLARME SPOILER!!!! ^_^

lunedì 2 febbraio 2015

Perle dai libri #62




Giornale di bordo: Sol 118

La mia conversazione con la NASA sul depuratore dell'acqua fu tediosa e irta di particolari tecnici. Così mi rimetterò a parafrasarla:
Io: «Si è evidentemente intasato qualcosa. Perché non lo apro e controllo le tubature interne?».
NASA: (dopo 5 ore di discussioni): «No. Faresti un casino e moriresti».
Così l'ho smontato.
Sì, lo so. La NASA ha un esercito di persone ultraintelligenti e io farei bene ad ubbidire a quello che mi dicono. E sono anche troppo maldisposto considerato che hanno passato tutta la giornata a pensare a come salvarmi la vita.
E' solo che comincio a essere stufo che mi si venga a dire come mi devo pulire il culo. L'indipendenza era una delle qualità che richiedevano nella scelta degli astronauti per Ares. E' una missione da tredici mesi, gran parte della quale da trascorrere a molti minuti-luce dalla Terra. Cercavano persone che sapessero agire di propria iniziativa.
Se fosse qui la comandante Lewis, farei quello che mi dice lei, senza dubbio. Ma un comitato di anonimi burocrati sulla Terra? Spiacente, mi va giusto un pochino di traverso.
Sono stato davvero molto attento. Via via che toglievo un pezzo lo etichettavo e ho messo tutto sullo stesso tavolo. Nel computer ho tutti gli schemi, perciò non ho incontrato sorprese.
E, proprio come sospettavo, ho trovato un tubo ostruito. Il depuratore dell'acqua è stato costruito per purificare l'orina ed eliminare l'eccesso di umidità dall'aria (si espelle con il fiato quasi tanta acqua quanto con la pipì). Io ho mescolato la mia acqua con il terriccio saturandola di minerali. I minerali si sono accumulati nel depuratore.
Ho pulito i tubi e ho rimesso tutto insieme. Il problema è stato completamente risolto. Prima o poi dovrò rifarlo, ma non per un centinaio di sol almeno. Niente di terribile.
Ho detto alla NASA che cosa ho fatto. La nostra conversazione (parafrasata) è andata così:
Io: «L'ho smontato, ho trovato il problema e l'ho riparato».
NASA: «Cazzone».



L'uomo di Marte
Andy Weir




Giudizio: 😊💓