giovedì 28 aprile 2016

Perle dai libri #97


«Carax, vero? Mi dicono che tuo padre fa cappelli» disse quando Fernando Ramos li presentò.
«Julián per gli amici. Mi dicono che il tuo fa cannoni.»
«Li vende soltanto. L’unica cosa che sa fare è ammassare denaro. I miei pochi amici, tra cui annovero Nietzsche e il qui presente compagno Fernando, mi chiamano Miquel.»
Miquel Moliner era un ragazzo malinconico che nutriva un interesse morboso per tutto ciò che riguardava la morte e tutti gli argomenti di genere funebre, materia alla cui considerazione dedicava buona parte del suo tempo e del suo talento. Sua madre era deceduta tre anni prima in uno strano incidente domestico che un medico insipiente aveva osato definire suicidio. Era stato Miquel a trovare il cadavere nel posso della villa estiva di famiglia, ad Argentona. Dopo aver ripescato il cadavere, si scoprì che le tasche del cappotto della donna erano piene di pietre. C’era anche una lettera scritta in tedesco, la sua lingua materna, che il signor Moliner, il quale non si era mai dato il disturbo di impararla, bruciò immediatamente senza permettere a nessuno di leggerla. Miquel Moliner scorgeva la morte ovunque, tra le foglie secche degli alberi, tra gli uccellini caduti dal nido, in mezzo ai vecchi e nello scrosciare della pioggia. Era molto portato per il disegno e spesso lo si vedeva davanti a un foglio con un carboncino in mano, intento a raffigurare sempre la stessa donna sullo sfondo nebbioso di una spiaggia deserta, una donna che Julián immaginava fosse la madre.
«Cosa farai da grande, Miquel?»
«Io non diventerò grande» rispondeva.
La sua vera passione, oltre al disegno e al gusto di contraddire i suoi simili, erano gli scritti di un medico austriaco sconosciuto che poi sarebbe diventato famoso: Sigmund Freud. Miquel Moliner, che grazie alla sua defunta madre leggeva e scriveva il tedesco alla perfezione, possedeva l’opera omnia del medico viennese. Gli piaceva interpretare i sogni di amici e conoscenti per poi procedere ad analizzare il paziente. Miquel diceva sempre che sarebbe morto giovane e che non gliene importava. A forza di pensare alla morte, rifletteva Julián, aveva finito per trovarla più attraente della vita.
«Quando morirò, tutto quello che possiedo sarà tuo, Julián» diceva. «Eccetto i sogni.»



L’ombra del vento
Carlos Ruiz Zafón




Giudizio: 😊💓

sabato 23 aprile 2016

Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore


"Nel mio mondo, le grandi speranze vivevano soltanto fra le pagine di un libro."
Il gioco dell'angelo - Carlos Ruiz Zafòn






Perle dai libri #96

Ho miagolato la mia approvazione. Forse non sapevo molto ma avevo visto in TV che i rapporti possono rovinare la vita degli esseri umani, al punto che ho pensato che il mondo ci guadagnerebbe se le persone si comportassero come i gatti. Sappiamo cos’è l’amore, ma quando si tratta di romanticismo, conosciamo molto bene come vanno le cose nel mondo felino per puntare tutto su una gatta sola. Perciò siamo pragmatici. Personalmente trovo attraenti diverse gatte, anzi la maggior parte, ma non sono così ingenuo da pensare che saremo monogami per tutta la vita. I gatti possono stare insieme solo per pochi giorni,  o settimane, o mesi se siamo fortunati, ma a quel punto o arrivano i gattini o passiamo ad altro. Se gli umani non si fissassero a voler rimanere a tutti i costi con una sola persona scoprirebbero che la vita è un po’ più semplice.




Il gatto che aggiustava i cuori
Rachel Wells



Giudizio: 😑




giovedì 21 aprile 2016

Perle dai libri #95


Lui sollevò pigro una di quelle sue braccia muscolose e si passò una mano tra i capelli lunghi. Pareva il ritratto vivente di un uomo rilassato e senza alcuna preoccupazione. «Oh, bentornata», la salutò con una certa soddisfazione, notando il suo volto costernato.
«Hai fatto acquisti?», gli chiese, indicando lo schermo gigante appeso alla sua parete.
«Bello, vero?», osservò con un sorriso a trentadue denti.
Cercò di nascondere tutto l’orgoglio che provava per averle giocato un simile tiro mancino, ma fallì miseramente.
Sara alzò gli occhi al cielo. «Mi vuoi spiegare perché ti ostini a spendere soldi che sostieni non bastarti mai per sciocchezze come un televisore nuovo? In casa mia?», domandò alzando la voce. Si considerava una donna ragionevole, ma la convivenza forzata e i suoi assurdi giochetti stavano iniziando a logorarla. E non poco.
Ethan non fece caso alla sua rabbia e si mise seduto per farle posto sul divano. Lei rimase però in piedi, limitandosi ad appoggiare la pesante ventiquattrore alla parete.
«Ho sofferto fin troppo con quel tuo televisorino», si giustificò Ethan dopo un prolungato silenzio.
«Non era piccolo, era quasi un trenta pollici», gli fece presente, seccata per non essere stata affatto interpellata. Di quel passo avrebbe pian piano cambiato ogni pezzo della casa che non fosse di suo gradimento. E Sara immaginò che ce ne fossero parecchi.
«Appunto. Questo è un ottanta pollici. E tu non dovresti sentirti offesa. Dovresti, anzi, fare i salti di gioia ed escogitare un bel gesto per ricambiare tutti i pensieri gentili che sto avendo ultimamente per te. Quasi non mi riconosco più.. », ridacchiò con evidente sarcasmo.
«Quanto te ne andrai, e spero davvero molto presto, questo affare andrà via con te. Chiaro?». Il televisore era così grande, paragonato alla dimensione della sala, che Sara non riusciva ad avere una visione d’insieme. Poteva scorgere solo i dettagli. Era probabile che durante un primo piano si potesse contare il numero dei pori sulla faccia di un attore. Inutile specificare che la prospettiva non la riempisse di gioia.
«E rinunciare alla possibilità di corromperti con i regali?»
«Questi non sono affatto regali, ma solo cose che servono a te», gli fece notare. Lui parve rifletterci un attimo e sorrise.
«Poco male…», cercò di liquidarla, tornando a concentrarsi sulla partita. Ma Sara non dava segni di volersi togliere di mezzo. «Ti spiace spostarti? Non sei affatto trasparente», le chiese sereno.
Lei incrociò le braccia al petto. «Pensa un po’, potrei dire la stessa cosa di te. Cos’è questa storia che adesso giri per casa in boxer?», gli chiese, cercando di non arrossire mentre rimarcava la sua nudità.



Tutti i difetti che amo di te 
Anna Premoli





Giudizio: 😊

martedì 19 aprile 2016

Perle dai libri #94



E c’era qualcosa che rendeva quel silenzio ancora più inquietante. Il fatto che Paul Hanningan potesse scomparire dalla faccia della terra senza destare il minimo interesse o preoccupazione andava contro tutto quello che mi avevano insegnato sulla sacralità della vita umana.
Non avrebbe dovuto essere così. La morte di anche solo una persona, di un individuo, indipendentemente da quanto fosse insignificante la sua esistenza, era qualcosa di molto serio. Il nostro insegnante di religione una volta ci aveva chiesto:  «Immaginate di poter porre fine alla vita di uno sconosciuto semplicemente premendo un pulsante dalla vostra poltrona, Nessuno vi scoprirà né vi punirà. Lo fareste? Premereste il pulsante? ». Avevo risposto con un deciso «no» perché ero convinta che la scomparsa di anche un solo individuo fosse un fatto molto grave, che in qualche modo impercettibile ma profondo la struttura dell’universo sarebbe cambiata in peggio se quell’ipotetico sconosciuto fosse morto.
Eppure Paul Hanningan era sparito dalla faccia della terra e, apparentemente, non era cambiato proprio nulla. La vita continuava come al solito. La sua scomparsa non era stata riportata dai  giornali nazionali e nemmeno su quelli locali. Paul Hanningan non si era meritato nemmeno due righe in mezzo ai progetti comunali per l’ampliamento della biblioteca, al successo della lotteria del Rotary Club o all’apertura di due nuovi take away “di qualità” nella zona commerciale.



Topi
Gordon Reece




Giudizio: 😟

martedì 12 aprile 2016

Formidable - Stromae





Formidable, fooormidable 
Tu étais formidable, j'étais fort minable 
Nous étions formidables 
Formidable 
Tu étais formidable, j'étais fort minable 
Nous étions formidables 

Eh le bébé, oups : mademoiselle 
Je vais pas vous draguer, promis, juré 
J'suis célibataire et depuis hier putain 
J'peux pas faire l'enfant mais bon c'est pas... eh revient ! 
5 minutes quoi j't'ai pas insulté, j'suis poli, courtois 
Et un peu fort bourré et pour les mecs comme moi 
Vous avez autre chose à faire, vous m'auriez vu hier 
Où j'étais 

Formidable, fooormidable 
Tu étais formidable, j'étais fort minable 
Nous étions formidables 
Formidable 
Tu étais formidable, j'étais fort minable 
Nous étions formidables 

Eh tu t'es regardé, tu t'crois beau 
Parce que tu t'es marié, 
Mais c'est qu'un anneau mec, t'emballes pas, 
Elle va t'larguer comme elles font chaque fois 
Et puis l'autre fille tu lui en a parlé? 
Si tu veux je lui dit comme ça c'est réglé 
Et au p'tit aussi, enfin si vous en avez 
Attends 3 ans, 7 ans et là vous verrez 
Si c'est 

Formidable, fooormidable 
Tu étais formidable, j'étais fort minable 
Nous étions formidables 
Formidable 
Tu étais formidable, j'étais fort minable 
Nous étions formidables 

Et petite au pardon : petit 
Tu sais dans la vie y'a ni méchant ni gentil 
Si maman est chiante c'est qu'elle a peur d'être mamie 
Si papa trompe maman c'est parce que maman vieillit 
Pourquoi t'es tout rouge? Beh reviens gamin 
Et qu'est-ce que vous avez tous? A me regarder comme un singe, vous 
Ah oui vous êtes saint vous 
Bande de macaques ! 
Donnez moi un bébé singe, il sera 

Formidable, fooormidable 
Tu étais formidable, j'étais fort minable 
Nous étions formidables 
Formidable 
Tu étais formidable, j'étais fort minable 
Nous étions formidables


Formidable - Stromae


venerdì 8 aprile 2016

Perle dai libri #93


Quando lui estrasse la pistola, Giorgi e suo padre rimasero come paralizzati. La puntò dritta sopra il tavolo e sparò. L’esplosione fu breve e secca. Il corpo del padre di Giorgi sobbalzò, e le gambe della sua sedia raschiarono il pavimento. Il padre di Giorgi chinò la testa e fissò il buco nel tovagliolo  che pendeva dal suo petto. Poi il tovagliolo fu aspirato dal suo petto, mentre il sangue si allargava come un fiore rosso su un pezzo di stoffa bianco.
«Guardami» disse lui a voce alta, e il padre di Giorgi automaticamente alzò la testa.
Il secondo colpo fece un piccolo buco nero in mezzo alla fronte, poi la testa cadde in avanti e sbatté sulla palacinka con un suono smorzato.
Lui si girò verso Giorgi che lo fissava con gli occhi spalancati e la bocca aperta. Una riga rossa gli correva lungo la guancia. Gli ci volle un secondo prima di capire che era la marmellata della palacinka schizzata dal piatto del padre.
Rimise la pistola in tasca e si alzò.
«Devi uccidere anche me, Serg.»
«Non ho nessun conto da regolare con te.» Lasciò il soggiorno e si avviò verso la porta.
Giorgi lo seguì.
«Se non mi uccidi adesso, mi vendicherò! Ti troverò e ti ucciderò!»
«E come farai a trovarmi, Giorgi?»
«Non puoi nasconderti. So chi sei.»
«Veramente? Pensi che sia veramente Serg? Ma Serg Dolac aveva i capelli rossi ed era più alto di me. E io non sono molto bravo a correre, Giorgi. Ma rallegrati di non avermi riconosciuto, Giorgi. Vuol dire che posso lasciarti vivere.»
Poi si chinò in avanti e lo baciò sulla bocca, aprì la porta e se ne andò.
I giornali parlarono dell’omicidio, ma nessuno cercò l’assassino. E tre mesi più tardi, la madre di Serg Dolac raccontò alla polizia che un croato era andato da lei e le aveva chiesto informazioni. L’uomo non poteva pagare molto, ma aveva messo insieme un po’ di soldi grazie ai suoi parenti. Aveva scoperto che un serbo che aveva torturato suo fratello durante la guerra viveva nel quartiere. E qualcuno aveva detto qualcosa su una persona che chiamavano “il Piccolo Redentore”.



La ragazza senza volto
Jo Nesbø





Giudizio: 😊💓