venerdì 29 gennaio 2016

Perle dai libri #89




Lancia il sale e si pulisce le mani sul grembiule. Mi chino per raccogliere il contenitore mentre lei si abbassa per pulire il sale da terra. E’ un attimo, ci urtiamo con la testa. Lei si preme una mano sul punto dolente e io mi ritrovo ad accarezzargliela. Le domando se sta bene, le porgo le mie scuse. Ci rialziamo in piedi e, per la prima volta, la vedo ridere.
Santo cielo, è bellissima, anche se la sua risata è incerta, sembra che stia per scoppiare a piangere da un momento all’altro. Una volta uscivo con una ragazza con un disturbo bipolare. Poteva essere tanto euforica da voler conquistare il mondo e subito dopo talmente depressa da non voler nemmeno alzarsi dal letto.
Mi chiedo se il giudice Dennett, da quando è iniziata questa storia, abbia mai messo almeno una volta un braccio intorno alle spalle della moglie per dirle che si sarebbe sistemato tutto.
Quando si riprende, le dico: «Immagini che Mia ritorni stasera, che si presenti alla porta e non ci sia niente da mangiare».
Scuote il capo. Non riesce proprio a immaginarselo.
«Perché ha scelto di fare il detective?», mi domanda.
Niente di speciale nella mia scelta. Mi pare quasi imbarazzante.
«Mi hanno promosso perché ero un buon agente. Ma sono diventato poliziotto perché un compagno di università aveva deciso di iscriversi all’accademia di polizia. Non ho saputo far altro che imitarlo».
«Però le piace il suo mestiere».
«Sì, mi piace».
«Non è deprimente? Io non riesco a sopportare i telegiornali della sera».
«Anche noi abbiamo brutte giornate», le dico, ma poi mi accingo a elencare tutti gli aspetti positivi che mi vengono in mente. Far chiudere un laboratorio di metanfetamine. Ritrovare un cane smarrito. Acciuffare un ragazzino che va a scuola con un coltello nella borsa. «Ritrovare Mia», concludo, ed evitando di dirlo ad alta voce penso: Se riesco a liberala e a riportarla a casa, se riesco a risvegliare la signora Dennett dall’incubo in cui vive, vale la pena di fare il mio lavoro. Dimenticherei tutti i casi irrisolti , tutte le malefatte che succedono ogni giorno uin questo fottuto mondo.
Lei torna a occuparsi delle lasagne. Le spiego che vorrei porle alcune domande. La osservo versare la pasta, la carne e il formaggio in un tegame, mentre parliamo di una ragazza di cui appaiono magicamente sempre più foto in giro per la casa ogni volta che varco la porta d’ingresso.
Mia che sorride mezzo sdentata al suo primo giorno di scuola.
Mia con un bernoccolo enorme sulla testa.
Mia con il costumino e le gambette magre in bella vista, coi bracciali come salvagente.
Mia che si prepara al ballo studentesco di fine anno.
Nemmeno due settimane fa, non si sarebbe neanche detto che Grace Dennett avesse una sorella minore. Adesso sembra che Mia sia l’unica presenza in questa casa.


Una brava ragazza
Mary Kubica





Giudizio: 😊

martedì 26 gennaio 2016

L'amore esiste - Francesca Michielin









Può nascere dovunque
Anche dove non ti aspetti
Dove non l’avresti detto
Dove non lo cercheresti
Può crescere dal nulla
e sbocciare in un secondo
Può bastare un solo sguardo
per capirti fino in fondo
Può invadere i pensieri
andare dritto al cuore
Sederti sulle scale
Lasciarti senza parole
L’amore ha mille steli
L’amore è un solo fiore

Può crescere da solo
Esaurire come niente
perché nulla lo trattiene
o lo lega a te per sempre
Può crescere su terre
dove non arriva il sole
Apre il pugno di una mano
cambia il senso alle parole

L’amore non ha un senso
L’amore non ha un nome
L’amore bagna gli occhi
L’amore scalda il cuore
L’amore batte i denti
L’amore non ha ragione

E' grande da sembrarti indefinito
Può lasciarti senza fiato
Il suo abbraccio ti allontanerà per sempre dal passato
L’amore mio sei tu
L’amore mio sei...

L’amore non ha un senso
L’amore non ha un nome
L’amore non ha torto
L’amore non ha ragione
L’amore batte i denti
L’amore scalda il cuore

Può renderti migliore
e cambiarti lentamente
Ti da tutto ciò che vuole
e in cambio ti chiede niente
Può nascere da un gesto
da un accenno di un sorriso
da un saluto, da uno sbaglio
da un percorso condiviso

L’amore non ha un senso
L’amore non ha un nome
L’amore bagna gli occhi
L’amore scalda il cuore
L’amore batte i denti
L’amore non ha ragione

L’amore non ha un senso
L’amore non ha un nome
L’amore bagna gli occhi
L’amore scalda il cuore
L’amore batte i denti
L’amore non ha ragione

L’amore mio sei tu
L’amore mio sei tu
L’amore mio sei tu
L’amore mio sei...


L'amore esiste
Francesca Michielin

lunedì 18 gennaio 2016

Perle dai libri #88


Cercò di tornare a dormire e non gli fu possibile. Quello che aveva quasi fatto gli pendeva dentro la testa come una tenda nera. E anche quello che aveva detto  George. Ti hanno quasi beccato. E: Se non smammi da qui, prima di domani a mezzogiorno ti hanno messo nel sacco.
E peggio di tutto: Quando diventerà uomo, prenderà un aereo da chissà dovo solo per venire a sputare sulla tua cazzo di tomba.
Per la prima volta Blaze si sentì veramente braccato. In un certo senso si sentiva già preso.. coma una mosca che si dibatte in una ragnatela dalla quale non può fuggire.  Gli scorsero nella mente battute di vecchi film. Prendetelo vivo o morto. Se non vieni fuori ora, entriamo noi ed entreremo sparando. Mani in alto, schifoso, è finita.
Si alzò a sedere sudando. Erano quasi le cinque, era passata pressoché un'ora da quando era stato svegliato dal pianto del bambino. Non mancava più molto all'alba. Nella volta del cielo le stelle ruotavano sul proprio asse, insensibili e indifferenti.
Se non smammi da qui, prima di domani a mezzogiorno ti hanno messo nel sacco.
Ma dove andare?
Eppure aveva la risposta a quell'interrogativo. Ce l'aveva da giorni.
Si alzò e si vestì in rapidi gesti concitati: calzamaglia termica, camicia di lana, due paia di calze, Levi's, anfibi. Il bambino dormiva ancora e Blaze ebbe giusto il tempo di dargli un'occhiata. Da sotto il lavandino prese dei sacchetti di carta e cominciò a riempirli di pannolini, biberon, latte in scatola.
Quando i sacchetti furono pieni, li portò alla Mustang, che era parcheggiata di fianco alla Ford rubata. Per la Mustang almeno aveva la chiave del bagagliaio e poté mettervi i suoi sacchetti. Fece tutto di corsa. Ora che aveva deciso dove andare, sentiva il panico mordergli i talloni.
Prese un altro sacchetto e lo riempì con gli indumenti di Joe. Chiuse il fasciatoio e prese anche quello, spinto dall'idea balzana che a Joe sarebbe piaciuto trovarlo nel posto nuovo dove sarebbero andati perché ci era abituato. Il bagagliaio della Mustang era piccolo, ma trasferendo alcuni dei sacchetti sul sedile posteriore riuscì a infilarvi il fasciatoio. Avrebbe caricato sul sedile posteriore la culla. Le pappe avrebbero trovato posto nel vano del sedile anteriore, nascoste sotto le copertine. Joe aveva veramente cominciato a provar gusto alle sue pappe, le divorava con appetito.
Fece un'ultima corsa tra casa e rimessa, poi mise in moto la Mustang e accese il riscaldamento perché la temperatura all'interno fosse bella alta. Erano le cinque e mezzo. L'alba si stava avvicinando. Le stelle erano impallidite, ora l'unico astro a brillare veramente era Venere.
Di nuovo in casa, prelevò Joe dalla culla e lo posò sul letto. Il bambino mugolò senza svegliarsi. Blaze uscì con la culla.
Rientrò e si guardò freneticamente intorno. Prese la radio dal davanzale, tolse la spina, vi avvolse attorno il cavo e la posò sul tavolo. In camera sfilò da sotto il letto la sua vecchia valigia marrone, tutta acciaccata e con gli spigoli consunti. Vi buttò dentro alla rinfusa quel che restava dei suoi indumenti. In cima gettò un paio di riviste di donnine e qualche fumetto. Portò valigia e radio alla macchina, che cominciava a essere bella piena. Poi tornò in casa per l'ultima volta.
Distesa una coperta, vi posò dentro Joe, l'avvolse e si infilò il fagotto sotto la giacca. Poi chiuse la zip. Joe si era svegliato. Occhieggiava dal suo bozzolo come un gerbillo.
Blaze lo portò alla macchina, si sedette al volante e sistemò Joe accanto a sé.
- Vedi di non mettetti a rotolare da tutte le parti- , disse.
Joe sorrise e si tirò prontamente la coperta sopra la teta. Blaze ridacchiò e nello stesso istante si rivide nell'atto di schiacciare il guanciale sul suo faccino. Rabbrividì.
Uscì a marcia indietro, girò l'auto e scese per il vialetto.. sebbene non potesse saperlo, stava precedendo di meno di due ore l'allestimento di una cintura di posti di blocco intorno alla baracca.



Blaze
Stephen king (con lo pseudonimo Richard Bachman)




Giudizio: 😊💓

martedì 12 gennaio 2016

Perle dai libri #87




Poi arrivo all’ultima immagine. 
Jack dice: «Oh, con questa sì che è grave». 
Grave? Grave è un bambino che scivola con la bici e si sbuccia fino all’osso. Grave è Derek Jeter che non può più giocare per un infortunio durante i play-off. Questa foto non è una cosa grave. E’ blasfemia pura. 

Kate è sdraiata su un divano nero imbottito, con sopra un tizio nella giusta posizione per strusciarsi su di lei con il suo perizoma nero luccicante. 
Se lui mettesse la gamba di lei sulle sue spalle, sarebbero in una delle posizioni preferite di Kate. E lei sta sorridendo. Non sta guardando l’obiettivo, è girata di lato, ma la sua bocca è aperta. Congelata così, nell’atto di ridere sguaiatamente. 
Non è esattamente l’immagine della fidanzata fedele e devota, giusto? 
Ogni muscolo del mio corpo mi chiede di infilarmi nel telefono, prendere quel figlio di puttana che sta su di lei e strozzarlo. Ma il colpo di grazia viene quando vedo la scritta sotto la foto. Il messaggio che Dee-Dee ha inviato, probabilmente tutta contenta. Guardate: 
Drew chi? :D 

Ricordate cosa stavo dicendo prima? Di quando si è innamorati e le scelte che si fanno possono avere effetti colossali sulle persone che amiamo? Be’, non stavo parlando solo delle mie scelte. Mi riferivo anche a quelle di Kate. 
Qualcosa dentro di me si spezza. Si rompe. Matthew, l’unico che capisce quanto sono pericolosamente vicino al limite, cerca di trattenermi. «E’ solo una lap dance. E’ la sua festa di addio al nubilato. Domani tutto tornerà alla normalità». 
Rido e sento un sapore amaro in bocca. I miei movimenti sono pericolosi e disperati. Mi libero dalla mano di Matthew e lancio a Warren il suo telefono.


Tu mi cercherai - Tangled Series
Emma Chase




Giudizio: 😊

lunedì 11 gennaio 2016

Ti ho voluto bene veramente - Marco Mengoni









Così sono partito per un lungo viaggio
Lontano dagli errori e dagli sbagli che ho commesso
Ho visitato luoghi per non doverti rivedere
E più mi allontanavo e più sentivo di star bene
E nevicava molto però io camminavo

A volte ho acceso un fuoco per il freddo e ti pensavo
Sognando ad occhi aperti, sul ponte di un traghetto
Credevo di vedere dentro il mare il tuo riflesso
Le luci dentro al porto sembravano lontane
Ed io che mi sentivo felice di approdare
E mi cambiava il volto la barba mi cresceva
Trascorsi giorni interi senza dire una parola
E quanto avrei voluto in quell'istante che ci fossi

Perché ti voglio bene veramente
E non esiste un luogo dove non mi torni in mente
Avrei voluto averti veramente
E non sentirmi dire che non posso farci niente
Avrei trovato molte più risposte
Se avessi chiesto a te ma non fa niente
Non posso farlo ora che sei così lontana

Mi sentirei di dirti che il viaggio cambia un uomo
E il punto di partenza sembra ormai così lontano
La meta non è un posto ma è quello che proviamo
E non sappiamo dove
Nè quando ci arriviamo
Trascorsi giorni interi senza dire una parola
Credevo che fossi davvero lontana
Sapessimo prima di quando partiamo
Che il senso del viaggio é la meta e il richiamo

Perché ti voglio bene veramente
E non esiste un luogo dove non mi torni in mente
Avrei voluto averti veramente
E non sentirmi dire che non posso farci niente
Avrei trovato molte piú risposte
Se avessi chiesto a te ma non fa niente
Non posso farlo ora che sei cosí lontana

Non posso farlo ora

Ti ho voluto bene veramente - Marco Mengoni