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Visualizzazione dei post con l'etichetta Federica Soprani

Perle dai libri #49

Londra era una città giocattolo, un ninnolo imprigionato in una sfera di cristallo piana d'acqua e corpuscoli bianchi. Una mano invisibile l'agitava senza posa, avvolgendola in una bufera perenne e vorticante. Jericho e Jonas avevano dovuto abbandonare la carrozza a nolo sulla quale stavano viaggiando, quando la neve sempre più fitta aveva reso impossibile per le ruote del veicolo procedere. Il vetturino era sceso con loro, scusandosi per il disagio, e lo avevano lasciato ad inveire contro il cielo incolore, a stento visibile nel turbinio di fiocchi. Camminare non si era rivelato più facile. La strada era scomparsa, sepolta dal manto candido. La stessa topografia del quartiere era sconvolta, ogni punto di riferimento cancellato. Avrebbero potuto essere in qualsiasi altra città, in qualsiasi altro mondo. Le facciate degli edifici erano sagome incerte, sul punto di svanire. Jonas si voltò per accertarsi che Jericho riuscisse a tenere il passo. La morte per assideramento...

Perle dai libri #31

«Preferirei essere come te, Michele» proseguì Cesare, con amarezza «tu puoi confortarti nel ricordo di tuo padre, portare con orgoglio il suo nome senza che nessuno osi metterlo in dubbio.» «Sarei più felice se mio padre fosse vivo e io non potessi portare il suo nome» lo corresse l'altro, rabbuiandosi un poco «e comunque tu porti il nome di tuo padre, tu sei un Borgia, nessuno oserebbe mai metterlo in dubbio. Il resto sono solo inerzie» fece un gesto vago con la mano, come se gettasse sabbia al vento. Cesare lo guardò dal basso in alto, dubbioso. «Tu farai grandi cose» riprese Michele, infervorandosi «e non solo perché sei figlio di tuo padre. Sei il migliore tra tutti noi, potrai essere qualsiasi cosa vorrai essere, qualsiasi cosa, Cesare. Tuo padre ti garantirà appoggio, lo sa quanto e più di me dunque non crucciarti, amico mio» concluse dandogli un leggero pugno sulla spalla «per te si tratta di decidere cosa vuoi diventare. Il resto sarà solo questione di tempo.» Si er...

Perle dai libri #28

"Non ho finito, Jericho!" La mano di Jonas scattò a bloccare la porta prima che Jericho potesse sbatterla ancora, chiudendolo fuori dall'ufficio. Il bel volto del medium si contrasse appena in una smorfia di disappunto. Poi tornò a dare le spalle all'ex-ispettore e marciò a passo deciso verso la finestra, dove si fermò, le braccia conserte. "Hai notato il mio collo?" chiese Jonas sciogliendosi il nodo della puff tie : "Hai visto? Sai che cos'è?" Jericho lo gratificò di un'occhiata: " Si direbbe un'abrasione, detective. " Jonas fece una smorfia: "No, questo sei tu che non mi parli. Che vivi di segreti. Che fai il misterioso!" Jericho raddrizzò il capo e lo guardò negli occhi. Jonas gli si avvicinò di un passo. "Se lavoriamo insieme dobbiamo parlare di più. Non voglio ritrovarmi un'altra volta con il cappio al collo. Ci sono cose che devi imparare a dirmi. Quando inizierai a fidarti veramente di ...

Perle dai libri #17

“Sua Grazia dubita che Lady Beaufort potrà trarre mai alcun giovamento da una vostra visita anche in futuro” riprese il tono cortese, ma vagamente metallico. “La Signora è cagionevole, non necessità di essere turbata. Inoltre al momento non si trova in casa, ma a passeggio nel parco, e al Duca non risulta che ella abbia richiesto i vostri servigi, signor Shelmardine. Sono desolato che abbiate perso tempo venendo fin qui” concluse, atteggiando le labbra a un sorriso affilato che tranciava qualsiasi replica. “Ahimè” gemette Jericho, affranto come un cucciolo e come una maschera della commedia dell’arte. “Non ci resta che tornarcene da dove siamo venuti. Porgete i miei ossequi a Lady Beaufort. Au revoir !” La carrozza ripartì dondolando. Il biasimo di Jonas gocciolava sulla testa di Jericho come pioggia da una grondaia rotta. “Non ci resta che tornarcene da dove siamo venuti? Non ci resta che tornarcene da dove siamo venuti? ” Jericho si sfilava i guanti un dito alla volta: “Sig...

Perle dai libri #16

Jericho fece un gesto vago con la mano. “Chissà... forse alla fine si è ucciso da solo. In un impeto di amore ha cercato di offrire se stesso alla sua Sirena e, quando si è reso conto di cosa aveva fatto, quando ha capito che stava morendo, si è sparato. E' inutile che mi guardiate così, signor Marlowe, sono solo congetture” si affrettò a puntualizzare. “In certi casi la follia è solo un'esasperazione dell'amore” riprese. Gli era tornato freddo. La notte strisciava attraverso gli infissi della carrozza e la coperta non bastava a tenerla fuori. “Si arriva a uccidere l'oggetto del proprio amore, pur di non dividerlo con nessuno... o si arriva a uccidere se stessi, a immolarsi in sacrificio, forse solo per un capriccio. Il risultato non cambia. L'amore conduce alla follia, la follia è solo un'altra faccia dell'amore. Ma voi odiate la poesia, dimenticavo” si sforzò di sorridere, intercettando l'espressione...