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Visualizzazione dei post con l'etichetta Stephen King

Perle dai libri #88

Cercò di tornare a dormire e non gli fu possibile. Quello che aveva quasi fatto gli pendeva dentro la testa come una tenda nera. E anche quello che aveva detto  George. Ti hanno quasi beccato. E: Se non smammi da qui, prima di domani a mezzogiorno ti hanno messo nel sacco. E peggio di tutto: Quando diventerà uomo, prenderà un aereo da chissà dovo solo per venire a sputare sulla tua cazzo di tomba. Per la prima volta Blaze si sentì veramente braccato. In un certo senso si sentiva già preso.. coma una mosca che si dibatte in una ragnatela dalla quale non può fuggire.  Gli scorsero nella mente battute di vecchi film. Prendetelo vivo o morto. Se non vieni fuori ora, entriamo noi ed entreremo sparando. Mani in alto, schifoso, è finita. Si alzò a sedere sudando. Erano quasi le cinque, era passata pressoché un'ora da quando era stato svegliato dal pianto del bambino. Non mancava più molto all'alba. Nella volta del cielo le stelle ruotavano sul proprio asse, insensibili e indi...

Perle dai libri #67

Brady parcheggia dietro l’angolo alle dieci e cinque, attento a rifornire il parchimetro finché non scatta il segnale verde che indica il massimo della tariffa. In fondo è bastata una multa ad incastrare David Berkowitz, il «figlio di Sam». Recupera dal sedile posteriore una sportina di stoffa. Stampata su un lato, la pubblicità di una catena di supermercati e poco sotto la scritta: USAMI DI NUOVO! SALVA UN ALBERO! Dentro, la Trovata Due appoggiata sulla  scatola delle Mephisto. Gira l’angolo, superando ad ampie falcate l’agenzia Soames: un cittadino qualunque con una commissione mattutina da sbrigare. Ha un’aria calma, ma il cuore gli sta martellando nel petto come una trivella a vapore. Fuori non vede nessuno, e le porte sono chiuse, ma esiste comunque la possibilità che l’ex piedipiatti ciccione non sia con gli altri. Potrebbe essere nascosto in una stanza sul retro per controllare eventuali individui sospetti. Aspettando lui, insomma. Brady lo sa bene. «Chi non risica non...

Perle dai libri #41

«Rifiuto di credere che prima di essere qualunque altra cosa fossimo stati tutti dei pazzi e degli assassini», proclamò Tom. «Santo cielo, e il Partenone, allora? E il David  di Michelangelo? E che cosa dobbiamo dire di quella targa sulla luna che dice 'Siamo venuti in pace per tutto il genere umano'?» «Su quella targa c'è anche il nome di Richard Nixon», ribatté asciutto Ardai. «Un quacchero, ma sicuramente non un uomo di pace. Signor McCourt, o per meglio dire Tom, non ho interesse a incriminare il genere umano. Se lo facessi, osserverei che per ogni Michelangelo c'è un marchese de Sade, per ogni Gandhi un Eichmann, per ogni Martin Luther King un Osama bin Laden. Limitiamoci a dire che l'uomo è riuscito a dominare il pianeta grazie a due caratteristiche fondamentali. Una è l'intelligenza, l'altra è l'assoluta determinazione a eliminare qualunque cosa o essere vivente lo ostacoli.» Si protese in avanti guardandoli tutti con occhi scintillanti. «L...

Perle dai libri #09

«Pensala in questa maniera», lo esortava cinque minuti dopo Wyzer. Erano in un posticino New Age che si chiamava Alba-Tramonto . Faceva un po' troppo felceto, per il gusto di Ralph, che propendeva per i ristoranti all'antica dove scintillava il cromo e odorava il grasso, ma la torta era buona e se il caffè non era a livello di quello di Lois Chasse (il migliore che avesse mai bevuto) era bello caldo e forte. «Quale maniera?» chiese. «Ci sono cose alle quali l'uomo, e anche la donna, mira costantemente. E non sto alludendo a tutte quelle cose che finiscono nei libri di storia, almeno per la gran parte. Io parlo di cose fondamentali. Un tetto sotto il quale ripararsi dalla pioggia. Due pasti caldi e un giaciglio. Una vita sessuale decente. Viscere sane. Ma forse fra tutte le  cose fondamentali, la più fondamentale è quella che manca a te, amico mio. Perché non c'è niente a questo mondo che si possa paragonare per importanza a una buona dormita, vero?» «Non sai qu...

Perle dai libri #04

Dunning andò giù, i piedi nel soggiorno e la testa in cucina. Ma non andò giù del tutto: la punta della baionetta si piantò nel pavimento e lo sostenne. Un piede scalciò, una volta sola, poi rimase immobile. Sembrava morto mentre faceva le flessioni. Tutti urlavano. L'aria puzzava di polvere da sparo, intonaco e sangue. Doris barcollava verso il figlio morto con i capelli che le pendevano dal viso. Non avrei voluto che lo vedesse (la testa di Tugga era aperta in due fino alla mascella) ma non c'era modo di fermarla. «La prossima volta farò meglio, signora Dunning», dissi con la voce rotta.«Glielo prometto.» Avevo sangue su tutta la faccia, dovetti strofinarlo via dall'occhio sinistro, per poter vedere da quel lato. Poiché non ero svenuto, non credevo che la ferita fosse grave, e sapevo che i tagli al cuoio capelluto sanguinano parecchio. Ma ero ridotto uno schifo, e se volevo che ci fosse una prossima volta, dovevo andarmene in fretta e senza farmi notare. Prima di...