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Visualizzazione dei post con l'etichetta Carlos Ruiz Zafòn

Perle dai libri #99

Fermín alzò gli occhi, angosciato. «Ho pensato che stasera, dopo la chiusura, potremmo andare a cena insieme» iniziai. «Per parlare delle nostre cose. Della visita dell’altro giorno. E di quello che la preoccupa, che mi sa che ha a che farci.» Fermín lasciò sul tavolo il libro che stava spolverando. Mi guardò scoraggiato e sospirò. «Sono nei guai, Daniel» mormorò alla fine. «E non so come uscirne.» Gli appoggiai la mano sulla spalla. Sotto il camice, ciò che si avvertiva erano pelle e ossa. «Allora mi permetta di aiutarla. In due, queste cose si ridimensionano.» Mi guardò sperduto. «Sicuramente lei e io ce la siamo cavata in guai peggiori» insistetti. Sorrise con tristezza, poco convinto della mia diagnosi. «Lei è un buon amico, Daniel.» Nemmeno la metà di quanto lui meritasse, pensai. Il prigioniero del cielo Carlos Ruiz Zafón Giudizio: 😊💓

Perle dai libri #98

«Ha una brutta faccia» sentenziò. «Indigestione» replicai. «Di cosa?» «Di realtà.» «Mi venga dietro» tagliò corto. Avanzammo per un lungo corridoio ai cui fianchi velati di penombra si indovinavano affreschi e scalinate di marmo. Ci addentrammo nel palazzo e dopo un po’ s’intravide davanti a noi l’entrata a quella che pareva una grande sala. «Che cosa porta?» domandò Isaac. « I passi del cielo . Un romanzo.» «Bella stupidaggine di titolo. Magari è lei l’autore?» «Temo di sì.» Isaac sospirò, scuotendo la testa di nascosto. «E cos’altro ha scritto?» « La città dei maledetti , volumi dall’uno al ventisette, tra le altre cose.» Isaac si girò e sorrise, compiaciuto. «Ignatius B. Samson?» «Che riposi in pace e per servirla.» L’enigmatico guardiano si fermò e appoggiò la lampada su quella che sembrava una balaustra sospesa di fronte ad una grande volta. Sollevai lo sguardo e ammutolii. Un colossale labirinto di ponti, passaggi e scaffali zeppi di centinaia ...

Perle dai libri #97

«Carax, vero? Mi dicono che tuo padre fa cappelli» disse quando Fernando Ramos li presentò. «Julián per gli amici. Mi dicono che il tuo fa cannoni.» «Li vende soltanto. L’unica cosa che sa fare è ammassare denaro. I miei pochi amici, tra cui annovero Nietzsche e il qui presente compagno Fernando, mi chiamano Miquel.» Miquel Moliner era un ragazzo malinconico che nutriva un interesse morboso per tutto ciò che riguardava la morte e tutti gli argomenti di genere funebre, materia alla cui considerazione dedicava buona parte del suo tempo e del suo talento. Sua madre era deceduta tre anni prima in uno strano incidente domestico che un medico insipiente aveva osato definire suicidio. Era stato Miquel a trovare il cadavere nel posso della villa estiva di famiglia, ad Argentona. Dopo aver ripescato il cadavere, si scoprì che le tasche del cappotto della donna erano piene di pietre. C’era anche una lettera scritta in tedesco, la sua lingua materna, che il signor Moliner, il quale non si...

Perle dai libri #81

... Non ho nessuno con cui parlare, a cui confidare l'orrore che mi invade l'anima giorno dopo giorno. A volte vorrei tornare indietro, ripercorrere i miei passi nel tempo. È in quei momenti che più comprendo quanto la mia paura e la mia tristezza non possono paragonarsi alle sue, che lui ha bisogno di me e che, se non ci fossi, la sua luce si spegnerebbe per sempre. Chiedo solo a Dio di darci la forza per sopravvivere, per sfuggire alla portata dell' ombra che incombe su di noi. Ogni riga che scrivo in questo diario mi sembra l'ultima. Per qualche motivo, Irene scoprì che aveva voglia di piangere. In silenzio, versò le sue lacrime in ricordo di quella signora invisibile il cui diario aveva acceso una luce dentro di lei. Ciò che il diario rivelava sull'identità della sua autrice stava in due parole all'inizio della prima pagina. Alma Maltisse Poco dopo, Irene vide la vela del kyaneos squarciare la nebbiolina facendo ritra verso la Casa del Capo....

Perle dai libri #55

«Sorpresa!» esclamò. Max vide che aveva qualcosa in mano. «Cos'è?» chiese, indicando lo strano oggetto metallico che Roland aveva trovato nella plancia di comando. «Un sestante.» Max aggrottò le sopracciglia. Non aveva la minima idea di quello che l'amico stava dicendo. «E' un aggeggio che si usa per calcolare la posizione in mare» spiegò Roland, con voce ansante per lo sforzo di trattenere il respiro per quasi un minuto. «Scendo ancora. Tienimelo.» Max iniziò ad articolare una protesta, ma Roland si tuffò senza quasi dargli il tempo di aprire bocca. Inspirò a fondo e immerse di nuovo la testa per seguire l'immersione di Roland, che stavolta nuotò lungo lo scafo fino alla poppa della nave. Max pinneggiò seguendo la traiettoria dell'amico. Lo osservò avvicinarsi all'oblò e cercare di guardare all'interno della nave. Max trattenne il respiro fin quando non sentì i polmoni bruciare e allora soffiò fuori tutta l'aria, pronto a riemergere e respi...