Zagor, che volava sempre più in alto o, meglio, che avrebbe desiderato tanto continuare a volare sempre più in alto, finì dritto come una palla di fucile nelle acque del lago di Bolsena e non lo trovarono più. Davvero, non lo trovarono più. I vigili del fuoco mandarono sommozzatori per una settimana e più, ma niente. Zagor passò alla storia del deltaplanismo italiano, mentre il nostro collega passò direttamente alla leggenda, e al giornale venne chiamato per anni l'Innominabile, nel timore di ripercussioni fisiche anche solo a pronunciarne il nome. Ma lui faceva le previsioni meteo e io facevo la cronaca giudiziaria. Che qualcosa, però, avevano in comune. Entrambe portavano tempesta e facevano infuriare la gente. Disperato, infilai la testa sotto il cuscino pensando che ero andato a letto alle due per colpa della quarantaduesima visione del Signore degli Anelli che avevo voluto seguire fino alla fine. Come se non lo avessi saputo, come andava a finire. Come se non lo ...
"Nel mio mondo, le grandi speranze vivevano soltanto fra le pagine di un libro."