E c’era qualcosa che rendeva quel silenzio ancora più inquietante. Il fatto che Paul Hanningan potesse scomparire dalla faccia della terra senza destare il minimo interesse o preoccupazione andava contro tutto quello che mi avevano insegnato sulla sacralità della vita umana. Non avrebbe dovuto essere così. La morte di anche solo una persona, di un individuo, indipendentemente da quanto fosse insignificante la sua esistenza, era qualcosa di molto serio. Il nostro insegnante di religione una volta ci aveva chiesto: «Immaginate di poter porre fine alla vita di uno sconosciuto semplicemente premendo un pulsante dalla vostra poltrona, Nessuno vi scoprirà né vi punirà. Lo fareste? Premereste il pulsante? ». Avevo risposto con un deciso «no» perché ero convinta che la scomparsa di anche un solo individuo fosse un fatto molto grave, che in qualche modo impercettibile ma profondo la struttura dell’universo sarebbe cambiata in peggio se quell’ipotetico sconosciuto fosse morto. Eppur...
"Nel mio mondo, le grandi speranze vivevano soltanto fra le pagine di un libro."